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lunedì 26 marzo 2012

TSO

CHE COSA E’ UN TSO




E’ un provvedimento emanato dal sindaco del proprio comune di residenza (lui è la persona che ha l'onere e la responsabilità di verbalizzare tale atto) , per cui si è obbligati a sottoporci a cure psichiatriche, anche contro la nostra volontà. Si attua con il ricovero preso i reparti di psichiatria.; Il tutto collegato ai centri sociali, Sevizi sociali del Comune . Tale provvedimento è coatto, nel senso che la persona viene Prelevata (dagli assistenti sociali o forze dell'ordine). Perché venga attuato devono coesistere 2 certificati medici che accertino che: 1) la persona si trova in una situazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; 2) la persona rifiuta gli interventi terapeutici proposti; 3) non è possibile adottare tempestive misure extra-ospedaliere per la persona. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è oggetto di discussione, perché senza dubbio interferisce con l’integrità psichica del soggetto su cui viene effettuato, con il suo libero arbitrio e più in generale con i suoi diritti umani. Non solo, con questo atto , si denigra la persona, si viola la sua privacy, si interferisce con la vita della persona ! Una seria violazione della persona Umana , il che , dato il fatto che le si addebita una serie di certificati , non può nemmeno appellarsi o farsi giustizia : ma ne resterà schiacciato fino al decadimento del primo ricovero che verrà comandato , al diagnosi cura obbligatoria del proprio comune di nascita. Passati questi mesi, in pratica, di agonia , chiusi dentro ad un centro parallelo all’ospedale statale comunale , se la persona avesse,  dimostrasse di essere migliorata allora potrebbe uscire liberamente altrimenti (caso più ovvio, ricoverata di nuovo e prolungata la sua permanenza nella struttura ) ; dico più ovvio, perché ci si può immaginare che è il Sistema studiato del Ricovero coatto, del TSO che induce la persona non solo sa trovarsi in un luogo dove verrà segregata da un momentoall’altro, ma sarà costretta a prendere dei medicinali , spesso farmaci pesanti che la faranno ovviamente : intontire, crisi di astinenza (da farmaco) , danneggeranno ecc… la cosa più critica è che accade anche che molto spesso si tratta di una violazione dei diritti di minoranze deboli: immigrati, zingari, poveri e senzatetto, liberi pensatori, omosessuali, persone ipersensibili , appunto perché di per se già svantaggiati e per questo Allontanati dal Sistema : il quale vuole a quanto pare, solo persone fa lui comodo… Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in alcuni casi la sua morte. Può sembrare incredibile, ma è il Sindaco del comune in cui risiede il paziente coatto a disporre il T.S.O., che è proposto da un medico, non importa se psichiatra. Un medico della struttura sanitaria pubblica, di solito l’ufficiale sanitario, convalida il trattamento, che può essere eseguito quando i due medici sindicati dichiarano che il soggetto destinato al T.S.O. è affetto da turbe psichiche tali da richiedere un trattamento urgente, che rifiuta di sottoporsi agli stessi di sua volontà e che non vi siano alternative extraospedaliere al ricovero. Il T.S.O. è sempre effettuato presso i reparti psichiatrici degli ospedali comunali e dura sette giorni, che il Sindaco può rinnovare su suggerimento del primario del reparto psichiatrico. Il giudice tutelare si accerta che il T.S.O. sia effettuato secondo le procedure di norma. Esistono anche diritti del paziente, ma di fatto egli non può opporsi in alcun modo al trattamento. IL T.S.O., Trattamento Sanitario Obbligatorio, viene presentato come uno strumento utile a intervenire quando cittadini con gravi turbe psichiche rifiutano di sottoporsi a cure indispensabili, ma in realtà viene usato o con estrema superficialità, su prescrizione di figure professionali impreparate e con una vigilanza praticamente inesistente, o anche come mezzo repressivo per il controllo sociale. Oltre al T.S.O. vero e proprio, terapie psichiatriche e psicofarmacologiche vengono spesso comminate anche a soggetti deboli: carcerati, anziani, ragazzi con problemi familiari, bambini iperattivi, con l’approvazione del giudice competente. L’obbligo a trattamenti psichiatrici e all’assunzione di farmaci dai gravi effetti collaterali è più diffuso di quanto non si creda. Come può, per esempio, un ragazzino affidato a una comunità ribellarsi a una terapia inutile, che viene prescritta in seguito alle considerazioni di un educatore o di un’assistente sociale? Il medico li asseconda e il giudice, che non è in grado di valutarne l’opportunità, autorizza. Un adolescente iperattivo o con inclinazioni omosessuali subisce il trattamento senza fiatare. Esistono strutture private che effettuano tali discutibili terapie per ragazzi italiani o stranieri (in questi ultimi casi, si indirizzano i soggetti a centri etnopsichiatrici: un termine inquietante dietro il quale girano molto denaro, molta sperimentazione). Quando avevo sentito parlare di questi medici “etnici” o “etnografi” mi è venuta la pelle d’oca.. e potete immaginarvi come posso sentirmi . Mi fa male sapere che alle persone comuni , semplici, quelle che veramente si fanno in 4 per vivere la propria vita e che non fanno del male a nessuno, sono spesso proprio quelle che pagano per questo sistema…


Il T.S.O. è anche un mezzo di oppressione delle minoranze e dei soggetti deboli. Questa affermazione nasce dall’osservazione di numerosi casi in cui il T.S.O. è stato somministrato, con effetti devastanti, a cittadini considerati “scomodi”: immigrati, ambulanti, Rom, giovani, ma anche persone semplicemente ipersensibili o eccentriche (creative), che vengono prelevate con ambulanze e condotte nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), dove vengono sottoposte al Trattamento senza che vi siano comportamenti palesemente aggressivi o pericolosi per se stessi o per gli altri. Quindi, sono persone che non soffrono di psicopatologie gravi al punto da richiedere quel tipo di intervento.


ALCUNI CASI EMBLEMATICI


Il T.S.O. rappresenta un uso consolidato in molte città italiane ed il suo fine coercitivo è dimostrato da molti casi. E’ emblematico quello di Giuseppe Casu, che il 15 giugno 2006 a Quartu (Cagliari) venne prelevato a forza, ammanettato alla barella e portato via per un ricovero coatto in psichiatria, dove morì una settimana dopo per Tromboembolia venosa. Il T.S.O. era stato prescritto solo perché Casu era un ambulante abusivo, una delle professioni - ci si consenta il paragone - che il partito nazionalsocialista considerava “asociali”. Definendo così alcune categorie di persone, i nazisti le punivano e spesso le annientavano attraverso la prescrizione di micidiali Trattamenti Sanitari Obbligatori. Un altro caso rappresentativo di questa terapia dell’orrore è quello di Siamak Brahmandpour, italiano di origini iraniane, biologo all’ospedale di Campo di Marte di Lucca che, il 24 agosto 2007, è stato coattivamente prelevato dal posto di lavoro da quattro medici accompagnati da tre vigili urbani e trasferito nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Pontedera. Il fatto che avesse denunciato ripetutamente episodi di mobbing avvenuti nell’ospedale dove prestava servizio potrebbe aver indotto qualcuno a ritenerlo “pericoloso”.


ALTRI CASI


-Ricordo personalmente, qualche anno fa, mi sono recata all’ospedale con amici , per andare ad incontrare una persona che faceva volontariato nei reparti come servizio di cura per i degenti ; io ed i mei amici ci siamo seduti fuori dall’ospedale, da un chioschetto che sta proprio all’entrata dell’ospedale ; ad un certo punto, ci si avvicina una ragazza giovane che era molto magra , noi subito non capivamo cosa volesse dirci, poi ci rendemmo conto che il chiosco era per i ricoverati al centro di salute mentale, dove appunto si fanno i ricoveri coatti di TSO ; questa ragazza con voce triste ci disse di essere obbligata a rimanere ricoverata e che subiva delle brutte situazioni all’interno del centro e che aveva poco tempo per stare li fuori con noi , oltretutto era controllata a vita dagli infermieri e dai medici ; noi siamo stati un po’ con lei a farle compagnia , poi abbiamo raggiunto la persona che aspettavamo all’interno della struttura ospedaliera. La ragazza soffriva semplicemente di anoressia, ma era del tutto lucida e per quanto magra non raggiungeva il patologico, ogni scusa è buona per ricavare problemi o intensificarli.


Testimonianze e casi


testimone:
"In seguito a una crisi isterica con urla, avvenuta nel pronto soccorso del S. Spirito di Roma 4 anni fa, sono stato sedato con dosi tali di Serenase da essermi svegliato dopo tre giorni. E non avevo avuto alcun comportamento violento, neanche violenza verbale. Quando mi sono svegliato, le dosi massicce del tranquillante mi impedivano di parlare correttamente. Non riuscivo a capire dove mi trovavo, né riuscivo a chiederlo. E nessuno, tra l'altro, mi informava di nulla. E qui ho avuto un momento di violenza, per la prima volta."


relativo link : http://www.nopsych.it/tso-una-testimonianza




Un altro caso:


-"La sera del 29 dicembre volontari del CCDU (Comitato dei Cittadini per Diritti Umani nel campo della salute mentale) si sono recati in visita presso gli Spedali Riuniti di Livorno, al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura X° Padiglione a far visita ad un amico, S.P., trentenne, ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) il pomeriggio precedente. Il giovane si trovava in uno stato di totale incapacità di parlare, poiché a causa degli effetti collaterali degli psicofarmaci somministratigli contro la sua volontà, la bocca rimaneva completamente aperta permanentemente, mentre la lingua roteava vorticosamente. Non riusciva a camminare e dopo pochi passi si accasciava al suolo. A tratti rantolava ed aveva grossi problemi a respirare. Scioccati da quanto veduto, abbiamo documentato le condizioni del giovane fotografandolo".
relativo link: http://www.nopsych.it/451-giovane-ridotto-gravi-condizioni-cure-psichiatriche#comment-390


altri link e casi :


http://www.ltmd.it/abusi/esperienza003.htm


http://www.bipolari.it/Joomla/index.php?


option=com_content&view=category&layout=blog&id=128&Itemid=169


http://www.vittimedella180.org/Testimonianze.11.0.html


http://patriziodevero.com/2011/11/03/testimonianze-3/




Quando ci si avvicina all’argomento T.S.O., si deve tener conto di un fatto importante, ovvero che è facilissimo costruire un dossier volto a dimostrare la potenziale asocialità di un soggetto, di qualsiasi soggetto. Un vezzo, un’eccentricità, una piccola mania: chi non ne ha? Eppure, sarebbero potenzialmente sufficienti per giustificare la somministrazione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Sette giorni di violenza psichica, magari seguiti da altri sette giorni e altri sette giorni… Uno scenario in cui autorità, professionisti della medicina, ricercatori, case farmaceutiche operano e guadagnano molto denaro, mentre gli studi più moderni dimostrano come sia impossibile anche per i più celebrati specialisti prevedere l’evoluzione distruttiva o autodistruttiva di un soggetto in base a una valutazione del suo comportamento. Bisogna considerare altresì che il soggetto che manifesta problemi psichici anche gravi non è in realtà - lo dicono casistica e statistica - più pericoloso di chiunque altro ed è solo il pregiudizio a nutrire questa idea tanto diffusa. Ed è opinabile addirittura la convinzione che la psicofarmacologia e la psicoterapia rieducativa siano in grado di migliorare la condotta dei pazienti.
In presenza di comportamenti che integrano gli estremi di reati quali, ad esempio,tentato omicidio, tentate lesioni personali gravi,lesioni personali gravi, il codice di procedura penale dispone che laddove il giudice accerti,a seguito di apposita perizia psichiatrica, la presenza di malattia mentale, è tenuto ad applicare nei confronti del reo la misura di sicurezza del ricovero in Ospedale psichiatrico. Esiste già una apposita disciplina, dettata dal codice penale, sufficiente a rispondere a quest’esigenza. E ricordiamo inoltre, come poco tempo fa ho personalmente espresso in un post (riguardo al famoso “decreto svuota carceri”) , come ci fosse differenza fra gli stessi reo confessi, omicida o persone che commettno reato e come, differentemente dal diritto naturale , fra chi , commette un reato per conseguire successivamente un bene o un servizio Materiale (eredità, possesso, lusso, reati di mafia ecc.. ), viene spesso avantaggiato dal sistema (e talvolta dalla stessa Psicologia ) , mentre chi commette un qualsiasi reato o omicidio , mosso solo da una sensazione personale , senza un obbiettivo preciso, viene ritenuto per prima malato mentale e la pena che gli viene inflitta è sicuro molto più forte dei primi : la legge e la giustizia fanno differenza fra i due modelli, mentre si dovrebbe essere tutti trattati in modo partitario davanti alla legge no? La stessa cosa, anche se in misura differente (ovviamente) , riguarda i ricoverati al TSO… e sopprattuto, la cosa grave è che le persone sono spesso persone che vengono usate come cavie più che persone che avrebbero realmente bisogno di cure : poiché appunto casi gravi !I motivi per combattere la pratica del T.S.O. sono tanti, perché nessuno studio è in grado di dimostrarne anche una minima utilità sociale, mentre innumerevoli sono i danni che produce su esseri umani trasformati in cavie senza diritti. Come se ciò non bastasse, l’inadeguatezza delle procedure, delle competenze e delle strutture trasformano questo strumento pseudoterapeutico in un pericolo per i soggetti che lo subiscono e in definitiva per l’intera società. Bisogna chiederne l’abolizione con fermezza, in ogni sede istituzionale.


La procedura :


La procedura del T.S.O. disciplinata dalla legge Basaglia
Secondo la legge Basaglia 180/78, il T.S.O. si deve attuare «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura». L’individuo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. I trattamenti devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. La legge prevede infine tali trattamenti esclusivamente in presenza di 3 condizioni:
che la persona sia in fase acuta di “malattia mentale”;
che la persona si rifiuti di curarsi;
che per la persona non esistano alternative al ricovero ospedaliero.


In base alla legge 180 del 13 maggio 1978:


Art. 1 - Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori
Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall’ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. […]


Art. 2 - Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale. Comma 1
[…] la proposta di un trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall’infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.


Art. 4 - Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio – Comma 7
Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. […]


La legge n° 180 del 13 maggio 1978 confluì successivamente quasi per intero nella legge n° 833 del 23 dicembre 1978, con la quale veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Ne riportiamo qui di seguito alcuni stralci, da noi ritenuti significativi.


Art. 1 –tra i princìpi dell’art.1:
• La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale.
• La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana.
• Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. […]






Art 2.- Gli obiettivi
[…] La tutela della salute mentale privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati psichici. […]


Art. - 64. Norme transitorie per l’assistenza psichiatrica
E’ in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni psichiatriche o sezioni neurologiche o neuro-psichiatriche.




Elettroshock


Gli abusi della psichiatria sono numerosi ed è necessario che le associazioni per i Diritti Umani vigilino affinché non si verifichi impunemente il ricorso a pratiche coercitive e lesive della dignità della persona: contenzione fisica, segregazione in ambienti chiusi, videosorveglianza. Ma uno dei più gravi rischi di abuso psichiatrico va identificato – accanto al contenimento farmacologico (uso di terapie a base di psicofarmaci) – nel ritorno al ricorso della pratica dell’elettroshock. L’elettroshock consente notevoli risparmi alla sanità, ma è scientificamente provato che trattare con scosse elettriche il cervello di un essere umano è causa di un grave danneggiamento delle cellule cerebrali e della memoria. Il fatto che tale terapia possa essere legalizzata non la rende affatto etica né utile sotto l’aspetto curativo.
La terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, è una tecnica terapeutica, basata sull’induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello. La terapia fu sviluppata e introdotta negli anni ‘30 dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini. L’elettroshock consiste nel far passare la corrente elettrica attraverso 2 elettrodi posti sulle tempie, nel cervello. Cerletti (avendo osservato che gli epilettici dopo i loro attacchi erano più tranquilli) decise di provocare crisi convulsive negli schizofrenici; dopo accurate ricerche sui maiali tramortiti, nei mattatoi di Roma, pensò di utilizzare la corrente elettrica per la prima volta su un uomo nel 1938 facendo passare tra 2 elettrodi, posti alla base del cervello, una corrente alternata di voltaggio compreso tra 50 e 150 volts, di intensità 200 milliamper. Naturalmente questo passaggio di corrente stravolge, almeno momentaneamente, l’equilibrio celebrale. Si perde conoscenza e si hanno delle convulsioni. Oltre ai rischi menzionati, è scientificamente accertato che il passaggio delle correnti attraverso i centri nervosi può provocare l’arresto del cuore o della respirazione, con conseguenze anche mortali. Poiché la scarica provoca anche consistenti perdite di memoria, inebetimento e altri danni irreversibili, è paradossalmente possibile che il «paziente» si senta un po’ meglio. Se infatti si dimenticano i motivi della propria tristezza, si è meno tristi. Si ricorre a questa ”terapia” dopo che quelle farmacologiche si sono dimostrate inefficaci.
Il problema della “salute mentale” non può rimanere irrisolto: nella circolare del 2-12-96 il ministro Rosy Bindi “consigliava” la reintroduzione della TEC come “trattamento di prima scelta” nei casi di depressione, schizofrenia, catatonia, sindrome maligna da neurolettici, gravi disturbi mentali in corso di gravidanza e psicosi puerperali, eccetera. La circolare omette volutamente di accennare al fatto che il “paziente”, secondo la legge, prima di sottoporsi a TEC dovrebbe dare il proprio consenso informato. D’altronde, che valore può avere il consenso di colui il quale è considerato incapace di intendere e di volere? E’ tale la “necessità” di cambiare la testa del ricoverato che il rischio della sua morte è messo in conto. Gli psichiatri sanno che esiste quest’eventualità, ma vanno avanti; meglio un cervello distrutto che un cervello “attivo”.
Ci si premunisce legalmente facendo firmare ai parenti l’autorizzazione al trattamento della TEC, così che in caso di morte la responsabilità non è dello psichiatra ma dei parenti che hanno approvato il trattamento. Attualmente la TEC è utilizzata prevalentemente nel trattamento della depressione grave, in particolare nelle forme complicate da psicosi. (NIH & NIMH Consensus Conference, 1985; Depression Guideline Panel, 1993; Potter & Rudorfer, 1993). Può essere impiegata anche in casi di depressione grave in cui la terapia con antidepressivi ripetuta e/o la psicoterapia non si sono rivelati efficaci. (Potter et al., 1991; Depression Guideline Panel, 1993), nei casi in cui queste terapie siano inapplicabili o quando il tempo a disposizione è limitato (per esempio nei casi di tendenze suicide).
Altre indicazioni specifiche si hanno nei casi di depressione associata a malattie o gravidanza, in cui la somministrazione di antidepressivi può essere rischiosa per la madre o per lo sviluppo del feto. In questi casi, dopo avere attentamente valutato il rapporto costo/benefici, alcuni psichiatri ritengono la terapia elettroconvulsivante la soluzione migliore per la depressione grave.
In alcuni casi la TEC è anche usata per trattare le fasi maniacali del disturbo bipolare e condizioni non comuni di catatonia. In Italia il riferimento principale è la circolare del Ministero della Salute del 15 febbraio 1999. La TEC “deve essere somministrata esclusivamente nei casi di episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio”, dopo avere ottenuto il consenso informato scritto del paziente, al quale devono essere esposti i rischi ed i benefici del trattamento e le possibili alternative. L’applicazione dello shock deve, per legge, avvenire su paziente incosciente per l’effetto di anestetici e trattato con rilassanti muscolari per controllare le contrazioni muscolari.
Ritalin (metilfenidato)


Negli anni ‘80 negli Stati Uniti e successivamente in Europa moltissimi bambini, definiti “malati”, hanno cominciato a sviluppare una “sindrome” che li rendeva eccessivamente distratti a scuola, troppo vivaci e iperattivi; tale “patologia” veniva riscontrata da molti psicologi e psichiatri sulla base di un questionario sulla cui affidabilità scientifica si sono accese violente polemiche. La patologia o sindrome che dir si voglia, come è stata classificata da una parte della medicina ufficiale, si chiama ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività) di cui pare siano risultati affetti migliaia di bambini: solo negli anni ‘70 negli USA si sono riscontrati 150 mila casi, cifra che è aumentata a partire dagli anni ‘80 arrivando a punte di 11 mila nel 2003. Presto, l’ADHD ha iniziato a valicare i confini nazionali e si è estesa in Canada con 1.200 casi riscontrati, in Gran Bretagna, in Spagna e in Italia. Secondo alcuni studi, la sindrome può essere curata attraverso una farmaco chiamato Ritalin (o più tecnicamente metilfenidato), uno psicofarmaco potentissimo, affine per composizione alla cocaina e di cui il Comitato Olimpico Internazionale ne vietò in passato la somministrazione agli atleti poiché aumentava eccessivamente le prestazioni fisiche.
Presto, in molti paesi tra cui l’Italia, il farmaco dei miracoli è stato adottato dagli enti sanitari in molte scuole e, nel nostro paese, il Ministero della Salute ha perfino avviato l’inaugurazione di alcuni centri regionali per la somministrazione del farmaco nei casi sospetti. Secondo studi più recenti i bambini affetti dall’ADHD in Italia sarebbero tra il 3 e il 5 % e la patologia, se non curata in tempo, rischierebbe di procurare disturbi psico-socio comportamentali nell’età adulta. Senza contare il disagio che provoca nel bambino e all’interno della comunità scolastica e familiare. Stupisce però che si voglia ricorrere a psicofarmaci e si scartino terapie pedagogiche alternative che possano risolvere efficacemente il problema, tanto più che alcuni psicologi statunitensi ed europei hanno molti dubbi sull’effettiva esistenza medica dell’ADHD. Come ha dichiarato il dott. David Fosser, rappresentante dell’Associazione Americana degli Psichiatri e accesso sostenitore del farmaco, sembrerebbe difficile diagnosticare la presenza dell’ADHD nell’arco di 10 minuti di seduta con il bambino, come solitamente accade dopo che casi sospetti vengono segnalati allo psicologo scolastico. Negli Stati Uniti il 50% delle diagnosi risulterebbe errata perchè effettuate per la maggior parte dal medico di famiglia. La definizione dei sintomi dell’ADHD è, inoltre, molto generica e i criteri impiegati per definirla molto “elastici”, il che non dimostra con certezza l’esistenza di tale patologia. E’ risaputo, infatti, che i bambini affetti dall’ADHD presentano strutture sensoriali più sviluppate rispetto alla norma, percepiscono cioè suoni, rumori, sensazioni tattili in misura maggiore e questo li rende più facilmente soggetti a distrazione e perdita di attenzione. Si direbbe, inoltre, che questi bambini sviluppano una inclinazione naturale verso le arti e la pittura: pare, infatti, che tra le persone famose verosimilmente affette da questa sindrome ci siano Wiston Churchill, Agata Christie, Ernest Hemingway, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Lewis Carrol, Pablo Picasso, Isaac Newton, Steven Spielberg, Jhon Lennon ed Edgar Allan Poe. Ne ho parlato anche nel mio libro “ Antropologia d’un fenomeno naturale : l’umano” Buldrini Samantha, 2011 , di questa questione , di come la psichiatria induca i genitori a credere che i propri bambini , poiché affetti da taluna o talaltra forma di patologia psichiatrica ( o troppo lenti o troppo iperattivi) avessero bisogno di cure immediate e finiscano poi in queste cerchie dei servizi dalle quali , rischierebbero anche e purtroppo la degenza per tutta la vita ed una dipendenza dai farmaci che li rilegherà fino all’età adulta , ovviamente comportando anche disequilibri nella vita pratica della persona. Secondo un rapporto del National Institute of Mental Health pubblicato nel 1999, il metilfenidato e gli altri stimolanti somministrati in questi casi, sopprimerebbero i sintomi dell’ADHD ma non ne curerebbero le cause; anzi, la loro somministrazione comporterebbe una maggiore dipendenza dai farmaci del soggetto in età adulta. Secondo Peter Breggin, psicologo e psichiatra statunitense, tali psicofarmaci creano dipendenza nei soggetti trattati e una maggiore induzione all’omicidio e al suicidio in età adulta. In un rapporto reso noto dalla DEA, nel 1995 i ricoveri per abuso di Ritalin nello stato del Texas sono stati pari a quanti ne fecero per abuso di cocaina. Gli effetti da metilfenidato o Ritanil furono riscontrati per la prima volta da Tom Wolfe osservando i comportamenti che droghe simili avevano sul movimento psichedelico-hippie degli anni ‘60. Secondo lo studioso, infatti, che a quel tempo stata lavorando allo sviluppo del farmaco, quei giovani erano in preda a un vero e proprio “delirio da Ritalin”. Ma c’è di più: sempre negli stessi anni in Dipartimento dell’Istruzione degli USA mise appunto un programma di percorsi educativi differenziati per i bambini affetti dall’ADHD, stanziando per questo dei fondi federali. Improvvisamente, le diagnosi sono aumentate del 21% mentre nelle scuole sono cominciate a circolare “specialisti” del farmaco che distribuivano volantini ai genitori recanti informazioni sulle miracolose potenzialità del Ritalin. La National Alliance for Mental Health pare sia oggi molto attiva nel far approvare nelle scuole di tutto il Paese presidi per trattamenti sanitari obbligatori. Inutile dire che gli incassi delle case farmaceutiche produttrici del farmaco sono alle stelle: negli anni ‘90 le vendite del farmaco sono aumentate del 600% perché un’intera generazione di bambini americani li assume su ricetta medica. Come ha dichiarato Peter Breggin: “E’ importante che si capisca che tali diagnosi è stata sviluppata esclusivamente allo scopo di giustificare l’uso di tali sostanze”.
Ma se negli Stati Uniti si diffonde la polemica, in Italia se ne richiede l’importazione. E’ il Dipartimento del farmaco del Ministero della Sanità che si rivolge alla Novartis, multinazionale titolare e produttrice del Ritanil, e che si fa portavoce di questa richiesta.
Per contribuire al dibattito sui rischi legati all’introduzione del Ritalin nelle farmacie italiane (e quindi nelle scuole), quale terapia farmacologica della cosiddetta “Iperattività o sindrome da disturbi dell’attenzione”, riteniamo importante sottolineare la nostra ferma opposizione all’uso di farmaci che alterino pericolosamente la chimica del cervello, quando esistono efficaci teorie e pratiche pedagogico-didattiche in grado di contribuire al superamento di tali, onde evitare la psichiatrizzazione permanente dei bambini.


Ai nostri tempi, vent'anni da queste somministrazioni, i bambini e le famiglie si trovano in difficoltà , una difficoltà che è stata impartita loro , tramite queste situazioni. Oggigiorno , si parla sempre più spesso di disturbi come : difficoltà di apprendimento, oppure di iperattività , oppure di disorientamento ecc.. non solo per suddividere queste povere cavie ma per far circolare l'industria dei farmaci, far penare le famiglie , far iniziare i ragazzi in un percorso di psichiatrizzaizone vitale, la quale , ovviamente , influirà sulla vita futura del bambino, una volta divenuto Adulto .. a Me preme porre in chiara luce questa ipotesi di complotto che parte dall'alto , si trafila tramite i centri , servizi sociali, psicologi, psichiatri e medici , anche scuole ed insegnanti... qualcosa è ora di farlo no? altrimenti queste situazioni andranno avanti all'infinito!




Morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio


Di seguito, seguono alcuni casi documentati di morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio.


Il 12 giugno 2007 muore a Empoli per arresto cardiocircolatorio Roberto Merlino, 24 anni. Dopo essersi sentito poco bene durante una festa, arrivato al pronto soccorso dell’ ospedale chiede agli pischiatri di poter essere ricoverato (4 giugno), con la speranza di ricevere un beneficio psicologico.
Il giovane viene subito sottoposto a una intensa terapia a base di farmaci neurolettici-neuroplegici, finalizzati solo al contenimento psicofisico della persona. La terapia neurolettica a cui è sottoposto Merlino provoca un vistoso e pesante rallentamento di tutti i suoi movimenti e aggrava così fortemente il suo malessere fisico e psicologico che gia al secondo giorno di ricovero, martedi 5 giugno, egli chiede agli psichiatri del reparto di essere dimesso e di poter tornare a casa. Gli psichiatri del reparto SPDC dell’ ospedale S. Giuseppe gli rispondono di essere contrari alla sue dimissioni: pertanto, al fine di trattenerlo nel reparto contro la sua volontà, chiedono e ottengono di trasformare il suo ricovero da volontario a obbligatorio. E così da martedì 5 le terapie nuerolettiche a cui viene sottoposto Merlino diventano coercitive, peggiorando ulteriormente le sue già precarie condizioni psicologiche. Dopo 7 giorni di tale trattamento pseudo-sanitario, all’alba di martedi 12 Roberto Merlino muore improvvisamente nel suo letto (in reparto psichiatrico) per arresto cardiocircolatorio.


Il 26 maggio 2007, muore a Bologna Edmond Idehen, nigeriano di 35 anni; l’uomo si era sottoposto volontariamente alle cure, ma alla richiesta di poter andare a casa i medici hanno deciso per il T.S.O. e chiamato la polizia in seguito alle sue insistenze. Le indagini sulla sua morte sono ancora in corso; la versione ufficiale parla di una crisi cardiaca avvenuta mentre infermieri e poliziotti tentavano di portare l’uomo sul letto di contenzione (la sorella di Edmond ha ripreso tutta la scena col telefono cellulare).


Il 28 agosto 2006 muore a Palermo A.S., donna di 63 anni entrata in reparto psichiatrico il 17 agosto e qui trattenuta per accertamenti; dopo alcuni giorni di stato comatoso (dal 25 al 27) la donna si sarebbe risvegliata, per morire nella notte tra il 28 e il 29 agosto.


Il 21 giugno 2006 muore a Cagliari, in seguito a una tromboembolia venosa, Giuseppe Casu, venditore ambulante, ricoverato con un T.S.O. nel reparto psichiatrico di Cagliari. E’ morto dopo essere rimasto legato mani e piedi al letto per 7 giorni, sedato farmacologicamente. I medici che lo hanno sottoposto al Trattamento Sanitario Obbligatorio sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo.


Altri casi di abuso documentati


Durante gli scontri avvenuti a Genova, l’artista del popolo e video-maker Roberto Sarlo è stato rinchiuso al reparto di Psichiatria del San Martino (Genova) dove è stato sottoposto al T.S.O.
Paola Sbronzeri è un’ impiegata alle Poste Italiane, impegnata sindacalmente, che ha trovato il coraggio e la forza di opporsi al trattamento, e a cercare di scrollarsi di dosso l’imposizione agli psicofarmaci che le sono stati imposti obbligatoriamente da quando ha compiuto due anni fa un piccolo gesto autolesivo, senza precedenti né seguito alcuno.


-Pietro, su Indymedia Italia, 22 Novembre 2002, rilasciò la seguente testimonianza:


In seguito a una crisi isterica con urla, avvenuta nel pronto soccorso del S. Spirito in Roma 4 anni fa, sono stato sedato con dosi tali di Serenase da essermi svegliato dopo tre giorni. E non avevo avuto alcun comportamento violento, neanche violenza verbale. Quando mi sono svegliato, le dosi massicce del tranquillante mi impedivano di parlare correttamente. Non riuscivo a capire dove mi trovavo, né riuscivo a chiederlo. E nessuno, tra l’altro, mi informava di nulla. E qui ho avuto un momento di violenza, per la prima volta. Solo dopo molte ore mi hanno informato che il mio era un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Nessun contatto con uno psicoterapeuta. Nessuno a chiedermi quale era stata la mia vita, quali potevano essere stati i miei problemi. Ho letto mesi dopo la scheda che hanno scritto su di me: episodi completamente inventati, interi periodi della mia vita. Ho vissuto diverso tempo in occupazioni e centri sociali, nella scheda era scritto che avevo vissuto sotto i ponti. Questi dati li hanno ottenuti tramite domande fatte di fretta ai miei genitori quando mi hanno ricoverato. Lo psichiatra controllava solo i valori del mio sangue, e aggiustava le dosi degli psicofarmaci. Con lui nessun contatto; gli unici contatti con infermieri, che spesso ci trattavano come cani. Quando chiedi qualcosa a una persona e questa neanche gira lo sguardo, allora ti senti un cane che abbaia. Dopo le ore 21 niente sigarette. Io e un altro ragazzo una sera volevamo assolutamente fumare, ma gli unici accendini li avevano gli infermieri. Dopo un po’ sono andato a letto, ma mi sono svegliato subito, perché il mio amico nel corridoio protestava a voce sostenuta: erano le 22, e lui pretendeva di fumarsi una sigaretta. Apro la porta, vedo due infermieri che bloccano il mio amico (che stava solo parlando), lo cappottano a terra, gli stringono il collo come a strangolarlo. Poi mi invitano a tornare nella mia camera. Il giorno dopo, e per tre giorni, Daniele non riusciva a parlare. Serenase. Camere da letto strette, e un’unica sala per una quarantina di persone. Le finestre sono oscurate e sempre rigorosamente chiuse. Quando mi hanno ricoverato la seconda volta non ho visto il cielo per 24 giorni. Naturalmente l’ora d’aria non è prevista. Un infermiere una volta mi ha raccontato che la finestra non si apriva per il rischio di suicidi. Ma credo che molte volte sia il T.S.O. a indurre a desideri di morte. La repressione psichiatrica è una forma pericolosissima di nazismo. Non riguarda la schiavitù dei corpi, ma una schiavitù ancora più profonda e perversa. Una schiavitù che annichilisce il tuo pensiero, che controlla le tue emozioni, che decide i tuoi stati d’animo. Senza curare nulla. Il principio è questo: ti fa male un braccio? Tagliamolo! Ti prude un’orecchia? Tagliamola! Hai un problema mentale? Cuciamo quella metà del tuo cervello che ti crea disturbo… che importa se sei diventato uno zombie, tanto eri incurabile, un caso disperato. Per la psichiatria organicista tutte le persone che danno segno di squilibrio sono incurabili, e attraverso gli psicofarmaci vanno “cucite”. Dopo 24 giorni di T.S.O. sono riuscito a patteggiare una pena: trasferimento in una clinica psichiatrica sovvenzionata dallo stato. E così ho passato due mesi di ricovero coatto nella famigerata Villa Armonia. Andandoci speravo di giovarmi di qualche passeggiata in un giardinetto e di un pochino più di spazio. A Villa Armonia mi sono trovato fra gli zombie. Gente vittima di anni di psicofarmaci in dosi massicce, e forse ormai veramente divenuta irrecuperabile. Un ragazzo diventato adulto che aveva avuto delle strane percezioni, qualche squilibrio. Laureato in filosofia. Diventato down dopo dieci anni di esperimenti chimici sul suo cervello. La mia diagnosi era “sovraeccitazione maniacale”, un disturbo assai frequente fra i “border-line”, che oscillano tra depressione ed euforia. A Villa Armonia mi somministravano il Leponex, un farmaco che si dà agli schizofrenici gravi, dopo che su di loro è fallita ogni altra cura. Fra gli effetti indesiderati erano segnalate “morti improvvise e senza spiegazione”. Questo farmaco non corrispondeva alla mia diagnosi, però mi è stato ingiunto, una volta uscito, di prenderlo per 5 anni. Altrimenti avrei avuto sicuramente un’altra crisi, e questa volta mi avrebbero rinchiuso per venti anni. Si trattava di un esperimento o di cosa?
Perché gli psichiatri giocano, si divertono. Le loro cavie sono i matti, gente perduta e senza valore, che al limite si può addormentare, così non fa casino.


-Il caso di “M.”, 44 anni, di Livorno, dal 7 febbraio 2008 al vaglio di indagini e accertamenti da parte del Gruppo EveryOne :


Giovedì 7 febbraio il signor M., 44 anni, ha subito un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) all’ SPDC di Livorno, notificatogli dopo una settimana di ricovero volontario, in risposta alle sue ripetute richieste di dimissioni.
Il signor M. è un ex paziente del CSM di Livorno che, stanco della pesante terapia farmacologica a cui era stato sottoposto e grazie a un medico di Firenze, era riuscito a staccarsi dal Servizio di Salute Mentale, concordando una terapia meno invasiva.
La sua drammatica vicenda iniziava il 30 gennaio, quando la dottoressa del CSM, forse dietro richiesta della famiglia – così come è stato riferito dagli attivisti del centro Artaud di Pisa – disponeva un ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) a seguito del quale il signor M. veniva trasferito, accompagnato da agenti della Polizia Municipale, a bordo di un’ambulanza, al CSM. Durante il colloquio con la dottoressa, il paziente accettava di farsi ricoverare volontariamente presso il decimo reparto di psichiatria di Livorno, consapevole del rischio di un ricovero coatto se si fosse rifiutato. Tuttavia il ricovero coatto è avvenuto ugualmente nel momento in cui il paziente, chiedendo di visionare la sua cartella clinica per informarsi sul regime del suo ricovero e sulla sua terapia farmacologica, si è visto negare tale richiesta dagli infermieri.
Da quel momento, il paziente esprimeva più volte e chiaramente ai medici la volontà di firmare la dimissione dal ricovero e di uscire, come previsto dalle legge 180 (legge Basaglia del 1978), ma i medici non glielo consentivano, minacciando di trasformare il ricovero da volontario in obbligatorio, così come è effettivamente avvenuto il 7 febbraio, in presenza di due giornalisti, del suo medico esterno, del suo legale e degli attivisti del centro Artaud di Pisa. Il Gruppo EveryOne ravvisa una procedura non corretta nei confronti del signor M. e intende svolgere indagini riguardo a questo caso, auspicando di incontrare la piena collaborazione delle autorità, anche in virtù delle recenti raccomandazioni che il Parlamento Europeo ha inoltrato agli Stati membri, affinché le autorità collaborino sempre con i gruppi che tutelano i Diritti Umani, affinché le loro indagini facciano luce su eventuali abusi. Nel caso in cui il Gruppo EveryOne incontrasse difficoltà o resistenze da parte delle autorità civili e mediche coinvolte attivamente nel caso del signor M., la vicenda sarà segnalata alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa affinché le Istituzioni continentali prendano i provvedimenti del caso al fine di tutelare i diritti di paziente e di essere umano del signor M. e di ripristinare una corretto e volontario sostegno sanitario – ove necessario e richiesto – nei suoi confronti.




Ipotesi di collegamento fra : Medici, Servizi Sanitari, Servizi sociali, Centri , Cooperative di tipo B


Io ipotizzo che vi sia una sorta di collaborazione per la realizzazione di una rete di smistamento per cui le persone , ritenute non adattabili ad un sistema Sociale pre-costituito , debbano essere inserite in un modo o nell’altro, attraverso cartelle cliniche e documenti che accertino la loro dovuta allocazione. Basti pensare alle decine e decine di classificazioni che fa la Psicologia come branca , che dovrebbe allertarci sulla delicatezza del tema: nevrosi isteriche o fobiche oppure ossessive o depressive, psicosi paranoide, schizofrenie, disturbi bipolari, paranoie, deliri, allucinazioni, dissociazioni, appiattimenti affettivi, autismi, e chi più ne ha più ne metta. C’è chi classifica le malattie mentali sulla base della funzione colpita (disturbi delle attività razionali e logiche o della vita affettiva e dell’umore o della personalità) e chi utilizza il criterio dell’età di insorgenza della malattia, oppure l’andamento della malattia oppure ancora si classificano le malattie attraverso le reazioni, ecc. ancora quello che c’è da meravigliarsi è quando si accetta senza pensarci la lesione dei diritti fondamentali della persona, il presunto diritto attribuito ad alcuni di sanzionare mediante l’incarcerazione a vita le cavie delle loro ricerche nel campo dello spirito umano. Sì signori: perché di incarcerazione si tratta! L’istituto per alienati, i centri di salute mentale, sono vere e proprie prigioni dove avvengono internamenti arbitrari con la copertura della scienza e della giustizia. La repressione della reazione antisociale è inaccettabile. Soprattutto quando la reazione antisociale non provoca danno ad alcuno. Invece stiamo ammettendo che si interferisca con il libero sviluppo di una deviazione, e rispetto a quale standard? Qualche mese fa mi sono occupato di un ragazzo rinchiuso in un centro di salute mentale qui in FVG, dove gli stavano somministrando farmaci neurolettici a dosi da cavallo. La mamma ha raccolto un pacco di 15 cm di documentazione dove altri medici psichiatri da lei consultati affermano che i farmaci che stavano dando al ragazzo erano dannosi per la sua salute. Ciononostante il centro di salute mentale non ha interrotto né modificato la terapia. Quello che invece so è che mi sto documentando e devo ammettere che il numero di "casi strani" è piuttosto rilevante. Tanto da far pensare che sotto sotto ci sia qualcosa di oscuro e terribile che non trapela. Per cominciare, ho scoperto che ci sono decine di morti e di suicidi mascherati nella psichiatria (il numero più alto di Europa) e quelli che non muoiono sono comunque vittime assieme alle loro famiglie. Sono oltretutto riusciti a fare un TSO anche a un magistrato titolare delle indagini che hanno portato alla scoperta del ruolo della psichiatria in Sette massoniche ed esoteriche ai vertici militari, politici e di altri poteri forti allo scopo di creare un sistema di controllo e condizionamento mentale.
Ipotesi conclusiva :
La questione rimane ancora irrisolta, anche perché siamo alle solite : non si vede giustizia e non la si vede per le persone giuste e che non fanno del male a nessuno, si vede e si nota , una deviazione che parte dal sistema sociale e che mediante le sue innumerevoli burocrazie, concatenazioni, corporazioni, sitemi studiati apposta , relegano chi fa loro comodo a questa sorta di catena di ricoveri, così come altre modalità , esempio : Araldiche , inscrizioni , categorie .. di modo che possano andare avanti solo quelli che loro fa comodo . Io personalmente, penso che solo nei casi Gravi e realmente palesati tali, sia il caso di ricoverare una persona o di incriminarla , ma pur sempre rispettando la dignità della persona Umana , cosa che questi personaggi non sanno esistere o fanno finta di niente !.




Buldrini Samantha

domenica 27 novembre 2011

vittime del comunismo e del razzismo. La piramide delle cooperative di tipo B

                                                       Vittime del comunismo  

Da quando esiste il sistema economico e assistenziale del tipo  , meccanicizzato e diretto su percorsi di differenziazione funzionale, la crisi del positivismo e di tutte quelle forme assistenziali che tendevano a segregare le persone differentemente abili, negli anni dal dopoguerra ai 70',  la stessa scienza positiva che forniva loro un ubicazione stabile ma rigida e soprattutto da cui le persone differentemente abili  difficilmente potevano ambire a dun posto di lavoro o comunque ad una vita serena … ecco negli anni 90’ si è assistito ad un passaggio differente , per il sociale , dopo un periodo di transizione si è arrivati a sostenere la nascita e lo sviluppo delle denominate “cooperative sociali” , di tipo a e b . Cooperative, appunto, perché dato il passaggio da un discorso di assistenza ma differenziata, c’era bisogno di creare qualcosa di più comunitario e vincolante, così da iniziare un percorso per i servizi sociali, e per le associazioni, per il terzo settore in generale, il quale andava costituendosi e rafforzandosi in questi stessi anni, come risposta e come contro-offensiva ad un sistema rigido ma al tempo stesso si è iniziato a relegare queste povere persone ad un discorso di un assistenzialismo da baby sitting e dal quale autonomamente faticano ad uscire e a cercare un lavoro inserito in un contesto di normalità , appunto perché vincolati e con le mani legate e con relega a vita di un certificato di disabilità, chi di invalidità e costretti comunque a lavorare il luoghi non solo differenzianti ma anche in ristrette cerchie dove si inseriscono sempre e comunque , parrocchie e politiche restrittive. Inomma , quello che tendo a sollevare in specifico con questo post, anche per trattare temi come  il discorso sulla germania e la chiesa luterana appunto che relega i ragazzi portatori di sindromi down e disabili ..Cina individui strumentalizzati usati come pedine ed è questa la tristezza e la situazione  che sarebbe da denunciare, diciamo o perlomeno iniziare a parlarne!.

                          La piramide delle cooperative di tipo b (per disabili)

Purtroppo vi è da segnalare un'altra questione , ed è la seguente : all'interno delle medesime cooperative, purtroppo , vi è anche da dire che si fanno dei veri e propri mistumi (scusate il termine) di persone, si mischiano differenti casi e molto spesso sono persone che hanno subito le situazioni più differenti, ad eesempio ex tossici o persone che hanno perso un genitore , persone che hanno difficoltà o che vengono ritenute tali; molto spesso per prima i servizi sociali , in collaborazione attiva con parrocchie o centri tipo Sert, prendono in carico queste persone, per le quali, non solo inizia un calvario infinito bensì si troveranno inseriti in un luogo in cui ovviamente non si sentiranno bene, c'è da denunciare e trattare un tema importante ora : All’interno di queste cooperative si fanno delle gerarchie non si capisce come si siano formate.
Non si sa con quale parametri vengono scelti gli educatori , se hanno conseguito diplomi o lauree o semplicemente si sono inseriti per parrocchie . Poi la cosa da mettere in luce con particolare rilevanza è il fatto che accade anche , non si sa in che modo , ci si ritrova all'interno delle stesse cooperative delle sorte di gerarchie, basta vedere il fatto che vi sono persone inserite all'interno delle medesime che sono da un momento all'altro come passate di grado, nel senso che ci si trova anche dei casi in cui alcuni dipendenti , perchè di duro carattere , vanno addirittura ad affiancare il direttore diciamo della stessa cooperativa. Alcune informazioni mi sono state dette e mi sono informata anche di persona ed effettivamente , posso dire che all’interno delle cooperative di tipo B vi sono gerarchie ferree anche fra gli stessi ambiti di lavoro , e fra gli stessi lavoratori , cioè per spiegarsi meglio : chi è timido e riservato ad esempio, molto facilmente ricopre la mansione tipica del lavoratore manovale di cooperativa e farà lavori manuali ma soprattutto, seguito dagli stessi educatori , con leggi di soffocamento e controllo... oltretutto la situazione più paradossale è che questi stessi operai manovali potremo definirli , finiscono per essere controllati da altri colleghi di lavoro , spesso ex galeotti o ex-tossici, quindi non veri e propri disabili, che appunto, data la loro spiccata stronzaggine e attitudine al comando si fanno vedere valorosi ed arrivano talvolta ad affiancare il direttore ; questi spesso con un comportamento aggressivo ed esuberante assumono potere all'interno della cooperativa perchè utili : ritenuti più idonei dei veri disabili . Vi è da parlare del fatto che  i disabili o comunque quelli che rimangono in ultima fila si sentono derisi e sfruttati da gente che si è assunta o che hanno assunto per un incarico il ruolo di comando / caporeparto: talvolta vi è da dire che il capo della cooperativa risulta essere ostile con i disabili stessi non dicendo nulla e dando solamente degli ordini … insomma : questi ragazzi diversamente abili già non godono del trattamento giusto, ossia del loro rispetto, e non sottomissione, poi si ritrovano disgraziatamente ad essere tenuti sotto controllo da tutto e tutti.  Insomma una disgrazia continuativa , essi sono vittime di un percorso storico di rottura con il positivismo , anni 70', poi vi è stata una fase di transizione e poi negli anni 90' sono iniziate ad esserci le cooperative che così stabilendo la priorità di inserire i ragazzi all'interno e renderli dipendenti di questi percorsi in un certo senso obbligati. Questi ragazzi si sentono  senza speranza,  di essere veramente problematici e dipendenti da un baby sitting esterno. La cosa  più grave di questi stili comunitari , come dicevo in precedenza, è che questi ragazzi tendono poi ad essere sfruttati e tendono a formarsi delle ingiustizie causate a sua volta dalle ferree gerarchie  all’interno delle stesse situazioni lavorative che molto spesso non vengono trattate nè comprese dalle stesse persone che sono inserite in queste cooperative e che hanno semmai delle loro difficoltà personali, non solo ad essere trattate bene , ma anche ad essere rispettate come persone Umane. Vi è inoltre, da segnalare , un'ulteriore fattore molto preoccupante : tempo fa mi sono ritrovata a discutere con un collega che si occupa di Sociale ed Educazione, sui temi appunto dell'assistenzialismo, della questione disabili non solo in Italia ma anche all'estero, ho proposto a questa persona , dato che insegna sociologia dell'educazione e della famiglia, come queste persone , potrebbero essere veramente aiutate , non attraverso , appunto, inserimenti in cooperative di tipo b , se non in casi eccessivi , e date magari loro, un lavoro fra i normodotati, fra le persone normali , in modo da inserirle nel mondo del lavoro e non continuare a perdurare in una differenziazione funzionale che ha fatto comodo solo al sistema , non alle persone ! Ebbene , questa persona, mi ha fatto presente, che se noi in Italia abbiamo le cooperative di tipo a e b , dove inserire i disabili, in Germania ad esempio, è soprattutto la chiesa  Luterana ad occuparsi di gestire la vita dei ragazzi dawn , istituendo dei centri parrocchiali e delle comunità , dove Solamente i ragazzi dawn (in questo caso, molto disabili ) , devono essere inseriti dalle famiglie e dalle comunità , le quali si devono prendere cura di loro, ma non dandogli l'opportunità di confrontarsi con gli altri, bensì segregandoli ad una vita tutta specifica per loro , con tanto di : lavoro in azienda, divertimenti, discoteche, svaghi , solo esclusivamente per loro: questo per me è come razzismo, non solo, pura differenziazione che fa venire i brividi .  Discutendo sempre sul tema , a questa persona  ho fatto ben presente il discorso che avevo iniziato prima , circa il fatto che all'interno delle medesime, non solo vengono attuati degli atti di mobbing, gerarchie, umiliazioni , vengono messi tutti i ragazzi ritenuti diversamente abili, ma che , di fatto provengono da differenti situazioni , messi tutti assieme una sorta di aggregato di differenti problematiche estreme. Talvolta queste persone , si possono anche sentire tali, ossia davvero problematici se etichettati a vita in quel modo e questo non è bello! Ma anche vedere un ex tossico, un ragazzo dawn , ed una persone che ha perso un genitore e che per depressione sono stati inseriti nella cooperativa, tutti insieme, fra di loro, un'unione che li porta automaticamente a confrontarsi , ma non in un modo onesto e costruttivo come fra 2 persone considerate normali, in modo obbligato dall'esterno, da una rete esterna e dai servizi , che li obbligano a dover convivere ed essere sottostanti addirittura a gerarchie , in cui , quelli che  hanno un carattere più estroverso e duro, a volte violento, vengono messi come aiutanti dei capi e come controllori ??  A me pare ovvio che queste situazioni non siano piacevoli e che debbano essere per questo messe in luce, spero cambi qualcosa prima o poi .


Buldirni Samantha 

domenica 16 ottobre 2011

disabili sfruttati... testimonianze

Vi ricordate i post di qualche tempo fa ,  in cui facevo causa , per così dire a cooperative e centri sociali di inserimento  di persone ritenute diversamente abili e soprattutto della loro condizione di sofferenza e ingiustizie subite , sia da parte degli stessi operatori che da parte dei servizi sociali che dal sistema in generale!!!bene, siamo di nuovo qui,  vi sono Ingiustizie in tutti i sensi, mi sono ritrovata a parlare con alcune persone che questa situazione l’hanno vissuta da vicino , ora , mi sono detta, queste cose han da esser dette ed il problema va affrontato , allo stesso modo di come ho cercato di affrontare gli altri temi che ho proposto sempre nel campo sociale .Ci sono effettivamente molte cose che non vanno, ci sono molti fatti che sono tenuti all’oscuro, molte persone che vivono una vita piena di sofferenze ed ingiustizie , che vengono etichettate come problematiche senza una via d’uscita, altre che vengono maltrattate , derise , insultate , nonostante siano persone vere, normali e dignitosa . vi sono state anche situazioni che quando mi sono state raccontate nemmeno io potevo credere potessero essere arrivati a tanto : sto parlando ancora una volta del mondo del terzo settore, delle Cooperative sociali di tipo b , in specifico , dove , si trovano o vengono inserite per via di controlli medici o certificati, o situazioni sgradevoli in cui sono vittime persone che o per via di ignoranza  o per via di fiducia o per il semplice fatto che , a loro stessi o chi ne fa le veci viene espressamente detto , che l’unica soluzione per star meglio sarebbe quella …. Insomma , sono molteplici le modalità di inserimento o del perché essi finiscano in questi centri.
Da rimembrare che questi centri , sono sempre in collegamento con parrocchia di turno, cattolicesimo, in specifico, (io credo, appunto perché promulga un servizio per gli indigenti e i più deboli, da parata) con tanto di educatori alle costole, controlli mirati, uscite controllate, luoghi specifici di inserimento , con servizi sociali assistenziali (vedi post sull’assistenzialismo) , per cui , in sostanza, l’importanza ed il rispetto della dignità Umana , che  queste istituzioni e servizi  promulgano, sembra essere molto  da parata  e pochi fatti , mentre in realtà la persona umana è l’ultima fra le molteplici interessi che queste cooperative svolgono, interessi per lo più economici e soprattutto ciò che in realtà importa palesemente è il fatto che il lavoratore disagiato, sia più o meno produttivo, dia più o meno forza lavoro ,produca dei risultati in termini di Efficenza , .. a questo loro badano , mentre , qual’ora , effettivamente , sorgessero dei disagi , dovuti alla stessa sofferenza o maltrattamento , ingiustizie, soprusi, sul lavoratore, poco importa ..
La situazione sta diventando insostenibile , davvero,  soprattutto perché , per primo , i servizi sociali ,in collegamento con psicologi o con insegnanti , si tengono in stretto contatto , per cui , non è detto e non sempre in questi centri ci finiscono (con tutto il rispetto) persone con reali problemi  mentali (sindrome di down , ritardi forti), ci finiscono persone comuni, che possono aver avuto una piccola difficoltà di inserimento nel sociale , per via della loro riservatezza o per via di un periodo difficile della loro vita (il quale lo passano tutte le persone)  o per un incidente , o per una malattia ecc.. per cui non sempre queste persone spesso, e o si rendono conto troppo tardi, di essere entrati in questo circolo fatto di certificati di invalidità , di controlli a tappeto delle forze dell’ordine, di rendiconti  mensili, ispezioni da parte di infermieri ecc… insomma è mirata la loro dignità umana e non solo, sono trattati come persone inutili al sistema comune , mentre lo porterebbero diventare per  quello delle cooperative, appunto , se e solo se, danno il loro parere favorevole a questi soprusi mentali e fisici !!! perchè è ovvio, che se , ti senti dire in continuazione che : hai dei problemi, ti devi adattare a quel tipo di  vita, che devi rendere, ti vengono dati dei farmaci  ( e guai se non li prendi, ti vengono i vigili in casa, che hanno l’autorità certificata di minacciarti o farti un inserimento coatto nelle strutture di ricovero).. insomma,. Sono cose gravi e molte persone che non dovrebbero esserci in questi centri, purtroppo ci sono .. non so se sia la legge che sia stata creata apposta per far si che questo circolo vizioso non finisca più …*

Nonché, se non per ultimo, il suo reale benessere   la situazione stava divenendo insostenibile, mi sono documentata  tramite testimonianze (alcune riporterò nel seguente articolo)inoltre  ho rinvenuto che all’interno di medesime cooperative , vi sono spesso anche dinamiche come , maltrattamenti , derisioni, situazioni poco gradevoli  ma , cosa grave, per gli stessi operatori, nonostante fossero avvertiti degli accadimenti, questi addirittura giustificherebbero il fatto , appunto perché si tratta di un centro dove vi sono ragazzi con problemi !!!! cioè ma vi rendete conto ??? Duando ho saputo di questa storia in particolare , come altre situazioni , sono rimasta io stessa senza parole .. mi sono infuriata si con le stesse cooperative e con gli stessi servizi sociali per anni .. ora sono arrivata davvero all’esasperazione .Un altro caso che mi è stato riferito, di una persona a cui sono stati mandati a casa i vigili perché non aveva preso i farmaci prima di recarsi al lavoro , minacciandolo di rinchiuderlo presso il ricovero coatto.

Ma di certo sono sicura, che ci sono persone come quelle che mi hanno dato le testimonianze in questo articolo , che hanno subito anch’esse maltrattamenti o ingiustizie , in questi settori .. per ora mi limito a riportare queste per fare una luce su questi casi e su come questi enti lavorano , quanta sofferenza, ingiustizia, ci siano in questi ambiti .

                                            allego ora alcune testimonianze che ho raccolto :


l'esperienza di   Sara:


Sara è una ragazza che soffre di autismo sin dalla tenera età e le è stato diagnosticato un leggero ritardo mentale. Oltre a questo è in grado di fare la spesa, pulizie di casa, leggere, scrivere e contare oltre ad essere un fenomeno nel memorizzare ogni giorno, data, ora, nome, pubblicità. Sara non ha mai avuto una vita come gli altri bambini ritenuti sani e idonei, sin dalle scuole elementari, veniva isolata a metà lezione e portata in un'altra aula, separata dai suoi compagni di classe per ricevere l'insegnante di sostegno che avrebbe dovuto aiutarla nelle sue difficoltà di apprendimento. Questo suo isolamento le provocava forte disagio in quanto spesso veniva costretta a cooperare con altri ragazzi disabili che però lei riconosceva come problematici perchè non riuscivano a comunicare con lei . Mi racconta ancora oggi Sara: "Ti ricordi di Alex?" un ragazzo che soffriva di una leggera microcefalia "quando eravamo a scuola insieme, ricordi? Mi dava sempre le pacche sulla spalla a volte si sfogava, mi faceva male ma gli insegnanti erano occupati a guardare il pc, ricordi? E ricordi che io piangevo?Poi venivo sgridata perchè dicevano di comunicare, dicevano di comunicare, comunicare" Ripete la ragazza un pò intimorita.
Sara è attualmente una ventenne e deve lavorare, ovviamente in una cooperativa per disabili con tanto di educatori alle costole. La mamma Mary è disperata perchè la figlia dopo un brutto episodio non vuole più tornare al lavoro e non sa come fare per trovare un'ubicazione alla figlia in questa società. Questi ragazzi infatti, mi spiega anche Mary, non saranno mai produttivi in un luogo di lavoro normale, nè utili a un datore di lavoro, nè utili alla società o alla famiglia. Sara ha iniziato a fare piccoli lavoretti e ad apprendere un paio di cose nella cooperativa in cui lavorava, sembrava felice di intraprendere questo percorso, svolgere un'utile attività e imparare qualcosa di nuovo . Tutto sembrava filare per il verso giusto sin quando un giorno un collega anch'esso disabile la chiama in bagno per confidargli un segreto, la ragazza incuriosita segue l'amico. Il ragazzo non esita pochi secondi a tirarsi giù i pantaloni e a mostrare i suoi gioielli di famiglia alla giovane Sara appena maggiorenne, che urla e scappa chiedendo aiuto. La cooperativa rimase in silenzio, l'accaduto non venne fatto presente alla famiglia di Sara. Mary la mamma di Sara si accorse che la figlia da un momento all'altro non voleva più alzarsi dal letto per andare al lavoro. La figlia da due mesi ad oggi continua a giustificarsi con la mamma raccontandole sempre la medesima versione: -Si, Riccardo mi ha chiamato in bagno e si è tirato giù i pantaloni...- . La mamma ha fatto presente alla cooperativa di tale problema che sembra non solo ignorare l'accaduto ma lo ritrova normale in quanto sentire loro sarebbe cosa normale dato che le persone che si trovano in questi luoghi sono disabili a tutti gli effetti. La mamma di Sara oggi un pò arresa e anche avvilita nella sua ignoranza mi risponde - Bè, non so se Sara avrà altre occasioni di lavoro o avrà un'altra occasione di trovarsi un compagno/partner aldilà di questi punti di incontro - Riferendosi alle cooperative per disabili. Sara ogni mattina si alza col terrore spesso viene trainata dal suo letto con la forza a volte ha reazione violente in preda all'esaurimento: calci, spintoni, urla, piatti che si frantumano al suolo e il tutto viene risolto con farmaci sedativi che le consentono un relegamento a vita dentro una cooperativa per ragazzi disagiati.

La testimonianza di Diego

Lavoro da anni in una cooperativa, ci sono finito da quando avevo 24 anni , son stato convocato dallo psicologico , perché avevo passato un periodo difficile , così mio padre decise di andarne a parlare con questo “esperto”, mio padre si fidava, sin da piccolo sono stato spesso portato da  psichiatri , perché a scuola le maestre, riferivano che io ero assente, non parlavo come gli altri bambini e che , secondo loro , avevo bisogno di essere curato dallo psichiatra infantile ; ecco che di seguito mi sono fatto anni in cui andavo a fare queste sedute e queste persone hanno fatto una scheda dettagliata con il mio profilo mentale, così, tornato a 25 anni, è stato riaperto il mio fascicolo e sono stato inserito in cooperativa  sociale, ormai sono 11 anni che sono li , di tanto in tanto vengo convocato per recarmi a prendere i farmaci che mi vengono assegnati e guai se non li prendo, questi in teoria dovrebbero tranquillizzarmi, dato che sono stato definito “sindrome schizoide” .. sono una persona tranquilla e non riesco a capire , nemmeno chi mi sta intorno e che mi vuole bene, come mai siano arrivati a tanto ; ora sono dipendente da tutti questi circoli, tra farmaci e tra controlli di routine, fiato sul collo al lavoro, ed il mio capo che mi dice di continuo che devo adattarmi alla vita che sono arrivato a fare, che me non male che ho i miei genitori che badano a me , altrimenti da solo non ce la potrò mai fare ! mentre io stesso so bene , che così non è , tanti come me subiscono la stessa umiliazione, nonostante sanno di essere persone normali , sono finite qui dentro.. altri , hanno dei leggeri ritardi ma sono persone d’oro , e sanno fare il loro lavoro con costanza e dedizione,  mentre e quei dentro , sono spesso usati per lavori di scarto e  vengono continuamente insultati, senza che il capo dica  nulla!!.
Ebbene si, sono ben 11 anni che sono qui e il nostro capo appunto ci tratta male. Ricordo un episodio al quanto assurdo , nel 2004 è venuta a mancare una mia amica a cui volevo molto bene , quindi ho chiesto il permesso , giusto 2 ore , per andare a recarmi al funerale , cosa fece il mio capo?? Anziché concedermi giusto qualche ora, giustamente , di permesso (lo danno in tutti i posti di lavoro, per legge) e soprattutto per riprendermi dal dolore (come me, altri amici è stato dato il permesso di tutta la mattina ), il mio capo mi diede un ora tirata , poi molto controvoglia e arrabbiato mi fece la paternale anche per quel minimo tempo .. racconto un altro episodio  , nel 2006 , entrò nella cooperativa dove lavoro , una nuova collega, alla quale mi sono particolarmente  legato; così, il mio capo, notato la cosa, approfittò un giorno , per prendere da parte , nel suo ufficio , questa ragazza e inizio a parlarle di me , in senso negativo, non so cosa le disse, ma dal tono di voce e dagli sguardi , ho ben capito , un minimo udii il dialogo , il mio capo le disse di lasciarmi perdere perché io avrei avuto dei problemi mentali , così , quando successivamente a quell’episodio , notai che effettivamente questa persona si distaccò da me , io ci rimasi molto male. Vorrei ora  raccontare un altro episodio , una mia collega , gli accadde che sua madre, anziana, fu ricoverata all’ospedale , lottando tra la vita e la morte, quindi una situazione più che delicata , cosa fece il nostro capo? Invece di dargli qualche giorno di permesso per stare vicino a sua madre o comunque delle ore libere per starle vicino, data la sua precarietà, cosa fece?non le diede nemmeno un ora di permesso  per starle vicino!!!! Quindi io sono rimasto veramente male!!! Per non parlare dell’ultima situazione in cui mi sono trovato  e quest’ultima risale a non poco tempo fa.. qualche settimana fa , mio padre passò qualche giorno avvertendo dolori alla schiena e alle gambe, : un inizio di ernia , in ogni caso, mi chiese se potevo , dato che mia madre lavora ed io sono l’unico che si può spostare durante il giorno, stare a casa per qualche giorno perché aveva bisogno di medicinali che gli erano stati prescritti dal dottore e per fare la spesa ed altri fatti che di solito aveva sempre fatto lui, in questo caso il favore era lecito, in più è mio padre!| bene , accadde che , avvertimmo subito il lavoro dell’urgenza, e volle parlare mio padre stesso con il mio capo di questa situazione e che aveva bisogno di me , se giustamente poteva concedermi qualche ora o qualche giorno fintanto che non si risistemava del tutto o comunque non riprendeva l’auto-sufficenza, il mio capo, gli rispose in tono sgarbato a mio padre, ma sembrò acconsentire , nonostante disse, che io servivo al lavoro !!! passò qualche giorno e tornai al lavoro,  sempre avvertendo, cos’ accadde che quando tornai, il mio capo mi convocò in ufficio per dirmi che , data questa situazione e del fatto che non mi sono presentato al lavoro nei giorni antecedenti, mi sarei dovuto aspettare un infermiere a sorpresa, che sarebbe venuto a controllare e farmi domande sul perché sono stato a casa in quei giorni ! ma stiamo scherzando, mi chiedo io??? , come se non si fidassero di me , di mio padre, o addirittura pensassero e volessero provare, che sono stato io la causa del suo malessere o che avessimo litigato e che , dato il fatto che , possono dimostrare che ho dei problemi, possono darmi la colpa a me, quindi , premiare il mio capo, di conseguenza e giustificarlo per come mi ha trattato?!!!! Bene , come vedete si rimane senza parole.. questo ed altri accadimenti avvengono spesso all’interno della cooperativa dove lavoro, e quanto so, anche in altre, siamo arrivati a voler chiedere libertà e giustizia, perché ci sentiamo schiavi di questo sistema . 


Disabili e associazioni di volontariato:
La storia delle sorelle C. e P. 


C. e P. (persone che chiamo così per privacy) sono due sorelle che a causa di traumi famigliari  hanno coltivato nel tempo disagi psicologici dai quali non sono più riuscite ad uscire, oggi vengono classificate come due disabili mentali, hanno poca memoria anche perchè sedate da farmaci che col tempo hanno compromesso le loro capacità di apprendimento e spesso si devono accontentare di lavori manuali che il più delle volte vengono offerti da cooperative. Oltre a questi problemi  P. e  C. hanno deciso di occupare il loro tempo libero dedicandosi a vari hobby ed attività fra cui anche il volontariato. Eh si, oltre che "atee" e disabili queste due persone si sono rese disponibili per rendersi utili nella società,  esse frequentano la mia stessa associazione di volontariato infatti. Ho notato però col tempo che le cose non erano affatto facili per loro, non perchè non si rendessero abbastanza disponibili per svolgere le varie mansioni, anzi... due donne davvero di cuore, ma aimè la gente è così perfida che  ai giorni attuali non bisogna proprio girarsi di spalle nemmeno per rilassarsi che quando qualcuno può ti pugnala, infatti le due sorelle sono spesso soggette a maltrattamenti, sfruttamenti, derisioni ( davanti e dietro ), manipolazioni, inganni da parte sia di altri volontari che da chi gestisce l'intera baracca. Le frasi più comuni che sento nei loro confronti sono: "Ah bè si! Tanto non sono molto lucide, non sono molto normali allora bisogna dirgli qualche bugia così si accontentano!" Oppure ancora: "C. e P. sono due brave persone ma poco utili perchè hanno dei problemi per cui gli faremo solo fare i lavori più pesanti in cui c'è meno da pensare, così noi non ci affatichiamo" ... ma la cosa più spaventevole è stata quando ancor prima che conoscessi queste due persone mi è stata chiaramente illustrata una loro immagine : " C. e P non sono molto normali hanno problemi, si vede che non fanno un kg in due te ne accorgerai molto presto, basta parlarci!" Oppure ancora: " Si quelle due a volte hanno problemi di memoria, non sono del tutto complete ... Però qui si rendono utili, per cui acqua in bocca eh!" Oppure ancora : "Sei sicura di voler far il turno con quelle?! Guarda te lo dico ma fai poi come vuoi, non sono molto intelligenti, anzi non le sopporta più nessuno in associazione, chiedono sempre, hanno problemi di comprendonio, fidati non ti divertiresti." La cosa che mi ha lasciato più stupita è che queste persone oltre che: offese, denigrate, infamate, in quelli che sono i loro problemi personali, sono anche sfruttate da un'associazione di volontariato alla quale si sono rese disponibili Sfruttate sia perchè a loro spettano i soliti lavori di scarto, sia perchè nonostante siano malviste e derise sembrano in qualche modo ritornare utili. Ho poi conosciuto dal vivo queste due donne che mi hanno spiegato meglio la loro situazione. Persone, dico come tante che mettono a nudo i loro problemi, non poi così gravi, non poi così disabili, ma sicuramente persone più umane di quelle che vogliono apparire umane.

La storia di Francesca

Francesca era  una ragazza giovane , elegante, allegra e vivace, frequentava ambienti come scuole di canto (studiava lirica) , era circondata da lodi , aveva buoni voti a scuola  e le piaceva la vita che faceva, aveva molti amici e soprattutto aveva anche molte e molti fans, dato il fatto che spesso cantava in pubblico , in concorsi e manifestazioni nella zona dove viveva. Francesca aveva anche un fidanzato,da molti anni , si frequentava con un ragazzo, suo coetaneo , questo ragazzo era molto vivace e spesso preferivano appartarsi in luoghi non molto affollati , inoltre succedeva in rare occasione , che i due avessero dei diverbi fra coppie ; un bel giorno Francesca si recò con il suo fidanzato a fare un giro lontano , presero l’auto e nel bel mezzo del tragitto per tornare a casa, una mattina di ottobre del 2008, i due , cominciarono a litigare , Francesca molto probabilmente  disse qualcosa al ragazzo che lo turbò talmente tanto che questi perse letteralmente il controllo della guida dell’auto e sbandò .. i due ragazzi furono soccorsi immediatamente, ma la differenza fra i due fu, che Francesca a differenza del suo ragazzo , sbalzò fuori dall’auto in modo differente, a dir poco pericoloso ,  battendo la testa violentemente, così da farla finire in coma, la ragazza fu trasportata con l’elisoccorso in un  grande ospedale di provincia e di qui segui ben 3 mesi di intenso  coma farmacologico , in cui solo esclusivamente ed in certi orari i genitori della ragazza e alcuni parenti stretti , vi potevano accedere .. trascorsi questi difficili tempi, non passò nemmeno una sola settimana che il fidanzato fu dimesso dall’ospedale (differente) in cui  era stato ricoverato e in cui aveva subito nulla se non alcuni piccoli rilievi giusto per capire se c’era qualcosa di rotto oppure di botte, ma il ragazzo era sano e salvo, Francesca, a differenza sua : no ; trattenuta in questi 3 mesi sedata e addormentata con farmaci , superato per fortuna il primo mese di fuori pericolo, vennero avvertiti i genitori che la ragazza avrebbe potuto avere difficoltà motorie o di ripresa di funzionamento neuro-fisiologico. Ecco che dopo i 3 mesi trascorsi in terapia intensiva,Francesca cominciò a riprendere coscienza e riconoscere amici e parenti .. ma la cosa più sconcertante fu , apprendere , che le sarebbe stato difficile riprendere una vita comune come tutte le altre persone, avrebbe cioè dovuto superare lo shock dell’incidente con tanto di : psicologo, sedute prestabilite, farmaci , controlli giornalieri .. ma la cosa più straziante fu in fatto se avesse potuto riprendere il canto , la sua passione più forte .. il tempo passò, fra esercizi, terapie motorie e psicologiche, famiglia e amici che le stavano vicino , cominciò ad avvicinarsi il tempo  della ripresa psico-fisica e morale.. dopo l’accaduto, infatti , Francesca non ebbe più contatti con il ragazzo, se non in casi rari, ma molto sporadici , anche perché , fu una vera e propria ingiustizia che fra i due , a pagarne fu proprio Francesca , mentre il suo ragazzo , Adriano, nulla più se non una semplice ferita gisto qualche botta , ma nulla più, fu dimesso dopo pochi giorni dell'accaduto e riprese la sua vita normale .
Risultato finale ? Ebbene , che Francesca venne, i mesi successivi (non meno di un anno dall’incidente ) inserita in un centro per disabili, dapprima fu presa come addetta alla video scrittura , presso un laboratorio , una cooperativa sociale , poi fu assunta  in una cooperativa di pulizie , ed ecco che un’altra storia si palesa di come questi  soliti giri di servizi /cooperative e disabilità filino liscio in questo senso. Francesca ora , dopo due anni dall’accaduto, continua a lavorare e prestare la sua onesta manodopera presso questa cooperativa, pur consapevole e lucida, che sia stata inserita dentro per il fatto dell’incidente , nonostante fosse a conoscenza che il suo ormai ex ragazzo (dato che nel frattempo , trovò un ragazzo che veramente le voleva bene ) , sia tranquillamente libero e felice , mentre ora lei sta pagando , etichettata come disabile, sfruttata da queste cooperative e soprattutto consapevole che il suo stesso futuro possa essere incerto di fronte a queste situazioni assistenzialiste e parrocchiali . Per fortuna almeno per quanto riguarda la sua passione, il canto , Francesca , si può dire abbia recuperato un minimo della sua buona vocalità e passione per la musica , di tanto in tanto partecipa a concorsi e soprattutto ammette a se stessa come agli altri ed è consapevole, della sua  storia .. in totale sono passati circa 3 anni dall’accaduto , la cosa che da più fastidio è che mentre Francesca sta penando soffrendo, comunque , queste razza di cooperative non fanno altro che voler mantenere in circolo queste situazioni e fare sentire le persone ancora più in pena di quanto già stiano, mentre dare loro una reale possibilità di migliorarsi giorno dopo giorno o di auto governarsi e rendersi autonomi , recuperare l’energia e ritmi , come magari la stessa Francesca vorrebbe fare (anche perché la carica di vita non le manca) e dovrebbe essere così! Mentre in questi luoghi non si trova altro che sopprusi, prese in giro e maltrattamenti . Francesca oltretutto, ora porta con se un Certificato di Invalidità ed è ritenuta disabile fisica e mentale, dato che ha subito anche delle botte in testa ma la ragazza ragiona bene ed è comunemente in grado di esprimere se stessa e farsi valere, è questo che fa rabbia !!.


Conclusione :

Come possiamo concludere questo post?? Beh, innanzitutto che sono tutte situazioni , quelle dei centri, delle cooperative e dei servizi che stanno diventando insostenibili, la cosa che fa più rabbia è vedere e sapere che ci sono delle persone che magari nella loro vita, per via di un incidente, di un problema esterno in famiglia, nell’ambiente in cui vivono o semplicemente per il loro carattere , vengono inserite in questi centri , vengono letteralmente monitorate e trattate come cani, sfruttate per il rendimento della cooperativa, usate come mezzi da parata per le processioni parrocchiali o semplicemente per dimostrare che in questi luoghi , quelle persone ci devono stare per un motivo lecito, mentre , appunto semmai ,realmente queste persone si sono trovate in situazioni difficili e purtroppo sono finite con tanto di certificati, marchi e documenti che attestano queste situazioni . Inoltre: non è contemplata :l’Autonomia personale, il fatto che le persone possono migliorarsi da sole e senza bisogno "di padelle", il fatto che  i certificati non dovrebbero esserci e le persone non devono essere relegate a vita , perché si ha  e si deve riconoscere, la responsabilità delle proprie azioni , lo stesso vale per una “persona giuridica”, quindi per una cooperativa , (vi sono persone fisiche , ossia Capi,  educatori e formatori che sono responsabili della vita di queste persone), rispetto della persona Umana , privacy ecc.. insomma un vero schifo, per non parlare della mancanza di rispetto e sparlare alle spalle e non davanti , come molto spesso accade in questi ambienti .



Samantha Buldrini  


mercoledì 7 settembre 2011

ASSISTENZIALISMO, INFERMIERISTICA IN ITALIA

Siamo in Italia .. è quale altro paese al mondo , se non il nostro , conoscono politiche assistenziali e infermieristiche , dotate ( e badate bene ) di sani principi Cattolici . guai a chi li tocca..
Ho intitolato così il mio post, non a caso..ed ho aggiunto  infermieristica .. eh si , perchè il discorso che sto per affrontare , ha per principio , il fatto che fare assistenza dovrebbe essere un optional nei reali casi di emergenza , da parte degli operatori sociali, enti e servizi, i quali appunto dovrebbero assistere , si , ma nei casi di vera e propria necessità. Sarebbe un discorso ben lungo ed articolato da affrontare, ho provato non già con post precedenti a questo (vedi disabili , cooperative . *)
In questo lavoro , vorrei affrontare il tema dell’assistenzialismo da sistema protezionistico a moralistico-cattolico, conservatore , parrocchiale .
Purtroppo haimè, in Italia se ne vedono molti di casi in cui le persone, ad esempio , per una minima disgrazia , o nella propria vita, o in altri  campi, o traumi subiti o per nascita hanno delle difficoltà motore o comunque persone che hanno una qualsiasi tipo di difficoltà a livello  Sociale , Economico, culturale ecc.. vengono iniziati ad una seria di trafile para-assistenziali , appunto , dove spesso anche  e soprattutto a burocrazia e i documenti  di: identità, invalidità, disabilità, infermità, immaturità trovano una sede stabile negli enti comunali, nei servizi sociali, nelle AUSL cc.. si instaurano nella vita di queste persone , che vengono marchiate e che vengono ostacolate nella loro dignità umana, non rispettate .
Si perché per me , che scrivo, il rispetto della persona  Umana ,si vede in primis se non si soffoca una persona con lanternino o con il piatto d’argento, ma si da un consiglio , al massimo, non la si sostituisce nelle proprie difficoltà, e così penso allo stesso modo dell’assistenzialismo infermieristiche all’italiana o comunque , specificatamente pressante , in italia per via di vari fattori esogeni che non riguardano le singole persone, ma una serie di giri esterni, come un sociale precostruito , noi abbiamo soggetti come :

-          - Chiesa Cattolica
-         -  Cooperative Socio-assistenziali

Che, con le loro gerarchie , traffici , conoscenze varie ce la fanno a fare sopravvivere un giro di para assistenzialismo incredbile.. a cominciare da primi .. 

Chiesa cattolica :
lo stile prettamente perbenista , moralista e Cristico della chiesa , che detiene per lo meno il 50% di tutti i circoli di volontariato, associazioni di beneficenza, opere di carità e bene ecc..l’assistenza non a caso, nasce appunto in concomitanza con la chiesa .. 

ed è per questo secondo me.. che non ci si riesce a slegare da un idea di assistenza da infermiere e non da aiuto con rispetto della persona , ascolto semmai , mediazione, sono le parole che dovrebbero essere trattate , mentre sembra quasi che questi giri facciano comodo agli stessi servizi sociali o comuni per mandare avanti le loro baracche fiscali. Intanto ,semmai chi ha veramente bisogno di un sussidio, di un aiuto economico non viene nemmeno ascoltato o lasciato in seconda linea.Io credo specificatamente che ci sarebbero molte cose da migliorare e modificare in questo paese!!!ne ho viste di cotte e di crude in questi anni..  a cominciare dalle parrocchie appunto,che in collaborazione con centri , con associazioni ecc.. riescono a produrre festival per persone down, disabili , progetti di sostegno economico , casa, lavoro .. mi sono chiesta dunque .. come fanno??
Bene, avrei la risposta anche qui.. tempo fa mi ritrovai a parare con compagni di università circa un esame che avrei dovuto affrontare , si parlava di storia contemporanea e geopolitica, il discorso si trasferì sulle differenze religiose dei vari paesi e delle lotte e battaglie che si fecero. Cos intrapresi appunto il discorso dei crociati.. mi venne raccontata un fatto per cui queste persone aveva contatto con un gesuita della zona e che questi aveva un sacco di contatti con reti, nodi, collegamenti , associazioni per trovare lavoro a queste persone. Insomma mi venne da dire ... ed i Gesuiti??Eh si, parrocchiani che con la scusa della misericordia divina trovano tutti gli agganci possibili e ti possono aiutare nelle tue sofferenze??

Suvvia..ma che storia è questa? Ed ecco che il discorso si fa più affinato e viene fuori che questi parrocchiani potrebbero addirittura trovare lavoro a ragazzi che ne facessero richiesta appunto come : tutor, assistenti, educatori .. per la loro rete parrocchiale , o per volontariato del signore..
Allora io mi sono detta .. ecco , qui mi sa che c’è  un'altra presa per i fondelli in atto.. non solo questi sedicenti parrocchiani ti trovano il lavoro anche se non possiedi un diploma , bensì ti creano una serie di collegamenti per cui  non anche se non hai studiato professionalmente loro ti possono aiutare nel trovare lavoro nella buona sorte dei buoni samaritani , aiutando gli indigenti, diseredati , persone con difficoltà (come dire i più forti e facoltosi aiutano i meno facoltosi..) che è tutto dire perché la persona ha una sua dignità e come tale , dovrebbe essere , nei soli casi in cui cioè reale bisogno che si presenta ! inoltre c’è un altro fatto che mi piacerebbe discutere in questo senso. Questi educatori tra l’altro , riescono, molto spesso ad assumersi incarichi  per i quali vengono riconosciuti la professionalità, con semplici pochi tempi di volontariato , mentre ad ed esempio, come io stessa ho potuto constatare in prima persona , chiedendo e intervistando studenti  universitari che frequentano in corso triennale in “assistente sociale” , se e come sono state le modalità per reperire un lavoro al di fuori dell’università , se hanno trovato lavoro o se al contrario hanno avuto difficoltà. Questi, la maggior parte di essi, mi hanno risposto che non sono risusciti a trovare ne un occupazione nel loro campo e che oltretutto , terminati i tre anni di università , avrebbero dovuto sostenere questo esame per il quale si è riconosciuti come assistenti sociali a tutti gli effetti .. e che sarebbe stato completamente difficile , in  effetti molti di loro , intervistandoli , non avevano superato il suddetto per cui sia l’amarezza che il nervosismo che la tristezza  in questo senso…. Il problema è che magari queste persona , appunto a differenza degli altri che riescono ad entrare in quel settore  , si devono fare in quattro e semmai tengono seriamente alla professione che andranno a fare, non lo fanno per il semplice fatto che si devono sentire i buoni samaritani come religione cattolica e parrocchia comandano.


Quindi non è  il fatto solo che c' è un ingiustizia sia nella professione dell’assistenza anche dall’altra parte , quindi dalle persone che hanno realmente bisogno di un assistenza o di un aiuto , questo non sempre viene fatto il modo onesto , rispettoso e dignitoso .Non c’è comunque solo il fattore religioso , parrocchiale , c’è anche da ricordare che per tutte quelle situazioni difficili che le persone posso avere, qui in Italia , non c’è una buona conoscenza .
Innanzitutto , per essere riconosciuti come operatori sociali bisogna superare tutte queste angustie fra situazioni come elencavo prima .. ossia tramite la parrocchia o tramite associazioni sempre collegate con le stesse parrocchie e con i comuni  che a loro volta si impegnano con esse .. e così eccoli legati ad un lavoro fisso .. In ogni caso , se si parla di assistenzialismo , in Italia , siamo ricchi di politiche , enti e appunto che collaborano per mantenere in piedi questa palese situazione non di aiuto o assistenza, ma di una vera e propria assistenza da nazareni e invece di lavorare per far si che le persone arrivino a superare i loro momenti di difficoltà da soli.. è questo che sembra dare fastidio e bloccare veramente tutte queste situazioni che invece se messe in chiaro, dibattute in un qual senso ,  forse qualcosa possono anche arrivare a far comprendere . faccio un esempio , l’idea di educatore, assistenza sociale, o comuque dell’operatore che assista la persona o che si occupi del caso  in  modo puramente burocratico paramedico , assistenziale , risulta sempre prediletta rispetto ad esempio alla figura del sociologo ..
si veda solo l'esempio… in wikipedia cari utenti miei, il vocabolo “sociologo” ad esempio non è nemmeno inserito , mentre l’assistente sociale si. Molto probabilmente , la professione del Sociologo è meno valrizzata, proprio per il fatto , che egli, a differenza dell'assistente sociale o dell  Psicologo, non mantiene specificamente in circolo le persone , le famiglie che segue, ma opera in modo da fornire un suggerimento in modo Riflessivo , in modo che realmente le persone, le famiglie , riescano a superare le difficoltà da soli , con il solo aiuto di se stessa, in modo più Autonomo e quindi, a parer mio.. più dignitoso e Umano possibile.

mi spiego meglio, innanzitutto con questo post non voglio scagliarmi contro gli assistenti per nessun motivo , nemmeno intendo fare tutt’un erba un fascio , vorrei semplicemente porre all’attenzione i lettori del mio sito a riflettere su queste tematiche che ora più che mai , stanno irrompendo nella fitta trama della nostra Società .sto proponendo sempre più’ interventi in questo blog, poichè la mia idea di fondo è quella dare una smossa a tutte queste situazioni che a mio avviso, rischiano di rimanere nel dimenticatoio. purtroppo in Italia vigono strane interpretazioni della sanità della  persona del culto del bisogno e della diffida verso tuto ciò che differentemente si esprime n modalità indipendente e autosufficente (ribadisco, il discorso che ho avviato precedentemente..) Poi sicuro non vi è da dimenticare, il ruolo degli Psicologi… i quali anch’essi per l'appunto, collaborano con Gli stessi enti comunali, con associazioni, parrocchie, centri ec..

Coperative Socio-Assistenziali
Sulle cooperative sociali ho già speso alcune considerazioni in precedenti post, ora mi limito a ribadire , che anch'essi sono fra i soggetti giuridici che , in collaborazione con Servizi sociali ed enti del comune o di regione, hanno un loro ruolo nel trovare un ubicazione alle persone che si trovano in difficoltà , ma lo fanno in modo viscido , appunto da sostenitori dell'apparente difficoltà deel loro socio (spesso , considerato disabile, provo di autonomia sia motoria che decisionale ) ; per non parlare dei farmaci e del loro giro (sia economico che di altro tipo ..)


trovate comunque tutto qua.. a questo link:


Onlus e volontariato (sempre a sfondo religioso ..) trovano spesso ubicazione in questo senso , quindi , vi sono molte associazione che avrebbero come obbiettivo primario , quello di sostenere gli indigenti , i malati , i disabili .. insomma che appunto si trascinano addietro lo spirito Nazareno Maiano, gesuita, Cristiano del fare dell bene .. mentre , molto spesso, come dicevo prima , trovano più lavoro Educatori e formatori con Diploma superiore o media , piuttosto chi ha realmente studiato queste materie..  e d'altra parte , queste persone per cui ovviamente , dato il fatto che gli viene sottratta ogni possibilità di arrangiarsi , non possono fare altro che adeguarsi alla loro stuazione..


Conclusone
e' tutta una ruta che gira e relega le persone in un  vasto circolo di passaggi, ritmi obbligati, burocrazie , certificati, nodi , reti .. insomma non so davvero cosa sia meglio tra : parrocchia, psicologi, centri, cooperative  e tutti questi giri di comodo, parata , e conoscenze , speculazioni.. una vera schifezza ..
certo .. siamo in Italia ..