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giovedì 26 aprile 2012

EDUCAZIONE: IO OPTO PER UNO STATO LAICO

Educazione: Io opto per uno laico : no religione


(no militari, no politicizzazioni dall’alto)


Ma recupero dell’ora di educazione civica nelle scuole!




In questo post mi propongo di trattare un tema riguardante la scuola , in particolare l’educazione trasmessa alle giovani generazioni dall’istruzione , dalla scuola e soprattutto dalla famiglia , il problema che ci si trova di fronte e che ora mi trovo a trattare con gran interesse è il fatto che le due agenzie , in particolare la stessa famiglia, è fortemente influenzata, come una circolarità infinita dai valori morali ma non Etici, intendiamoci , bensì : morali , per lo più dettati dalla religione Cristiana e Cattolica , la quale professione si trova insita nella società per intero; i valori Religiosi Cristiani, dunque, valori che insistono sul senso della nazione e sull’importanza della fede come professione fondante della persona buona e dunque della costituzione di un sano e buon cristiano nella persona , nello studente, nel figlio di famiglia che professerà , una volta uscito dall’istituzione scolastica, maggiormente improntato su una buona educazione ai valori della nazione e della cultura Italiana in quanto coesa e forte ; questa forza, la si trae dal punto cardine del Vaticano, che in Italia ha un vasto potere , poiché lo si ritrova ubicato in Roma con sede di tutte le chiese e santa sede , nonchè luogo di culto per milioni di persone. Un potere centralizzato , dunque , che si estende per tutt’Italia, Europa e per il quale , tutte le stesse istituzioni, parrocchie, associazioni e caste comunitarie sono in stretto contatto ; Insomma una stessa Roma , oltre che capitale del nostro paese, anche una potenza accentratrice di elogi. Si può parlare oltre che educazione, anche di pedagogia e rapporto con la religione o della stessa questione che sorge , molto importante, una volta sollevato il problema relativo alla morale e all’etica. Siccome molto spesso , non solo scienza e religione ma anche psicologia e religione , sono altresì in constante scambio dialettico fra di loro , proponendo delle modalità di approccio riguardanti il discorso sulla scuola e di come , il ragazzo studente, ma non solo , anche la buona maturazione della persona , sia correlata ad una buona istruzione tecnica, psico, organizzativa e non ultima religiosa, faccia questa la giusta persona da formare e non altra: mi spiego meglio: molto spesso si tende a giudicare e a dire , come espressione tipica : “quello è un buon Cristiano” , proprio per dire e ribadire , quanto la cultura pragmatica , religiosa Cristiana e Evangelica, sia perpetuata nella nostra cultura. Vi sarebbero da trattare anche molti altri discorsi relativi all’etica e come , comunque , difficilmente la chiesa accetti condizioni che sarebbero giuste eticamente parlando , mentre l’imposizione forte della stessa e dunque la mancanza di uno Stato Laico si faccia sentire , appunto perché ancora molte situazioni non sono risolte nella maniera più equa, alcune sono all’ordine del giorno . Vi è altresì da dire che scienza e religione non possono per nulla risolvere i problemi meriti dell’uomo , bisognerebbe pertanto proporre una sorta di nuova modalità di insegnamento in cui faccia perno al posto della religione , ore di educazione civica


http://mondodomani.org/mneme/avg01.htm


inoltre si dovrebbe, a mio parere , cercare di optare per uno stato laico ed evitare e /o ridurre il più possibile istituzioni come : Chiesa e servizio militare; da un secolo, sin dalle prime leggi che riprendero più avanti nel post,: sto parlando della legge Casati e Coppino , della fine 800’ , in cui , in un epoca in cui : istruzione e servizio militare erano le due modalità in cui i ragazzi maschi (ora anche le donne) , potevano ambire , sia per esercitare il loro diritto di voto, che , il progetto in voga , era quello di formare il bravo cittadino italiano , una certa forma di nazionalismo patriottico.. ora un discorso che si potrebbe riprendere ai giorni nostri , che se le cose sono leggermente cambiate per fortuna e fortuna stesa che il serivzio militare non sia più obbligatorio . ora ci proponiamo di introdurre un discorso che vorrebbe proporre all’istituzione scolastica in specifico, per prima alla famiglia , un distacco da tutto ciò che sia un Imposizione morale , rigida e appunto che sia un discorso di : Libera scelta, come la frequenza stessa a scuola dell’ora di religione e più rispetto e più peso all’Educazione Civica data in maniera più comprensibile e rispettosa , in maniera che i ragazzi a scuola , possano avere una migliore prospettiva di autonomi personale , meno dipendenza da istituzioni religiose, paramilitari , psicologiche , servizi eccetera.. Sempre per quanto riguarda il discorso sulla scuola è proprio qui che le lacune del sistema scolastico diventano più drammatiche, qui dove si tratta degli elementi basilari di una personalità adulta.
Tanto perchè non paia che ci occupiamo di argomenti importanti possiamo ribadire che si tratta del rispetto per la dignità personale propria e altrui, della propensione a trascendere l’opinione sbrigativa per una conoscenza oggettiva dei fatti, di accettare impegno e sforzo come condizione di un risultato, di distinguere tra ciò che impegna la coscienza (valori estetici, moralità, convinzioni religiose) e ciò che obbliga universalmente (la lealtà alle istituzioni e alle leggi dello Stato). Chi ha riflettuto davvero su queste cose, e veramente conosce la situazione della scuola italiana, sa che siamo ben lontani da questo. E non parlo dei risultati (chi educa è come un seminatore: mette il seme e spera, molto dipende dal terreno e comunque non sarà lui a raccogliere) ma proprio delle intenzioni: non si può ottenere niente del genere se non lo si pone come un obiettivo primario e comune delle istituzioni scolastiche e di tutti coloro che esercitano la funzione docente . I valori dell’etica e del rispetto della dignità umana , per prima di se stessi e poi degli altri, la scuola dovrebbe dare un senso logico nell’educare alla perosona, : perché qui si tratta di educare la persona integrale a un comportamento onesto di fronte alla vita e alla società e dato che ogni docente è innanzitutto un adulto posto di fronte a un ragazzo, e per ogni adulto che rifiuta questo genere di “paternità” c’è un ragazzo che qualifica questi valori come secondari o ininfluenti al suo successo sociale. D’altro canto, è impossibile lasciare etica e civiltà alla chiacchiera del senso comune indifferenziato: da Socrate in poi, l’uomo occidentale ha sviluppato una coscienza intellettuale dei problemi, e nessuno può esservi escluso, sarebbe come consentire atteggiamenti infantili in una cultura complessa che richiede senso della complessità. Quindi, oltre all’impegno comune dei docenti, occorre che questi argomenti siano oggetto di discipline specifiche come la filosofia, la storia, l’educazione civica, appunto , senza nulla togliere all’insegnamento della Religione, ma che comunque deve rimanere una condizione non impositiva per ogni singolo alunno !. Purtroppo tra i docenti italiani l’atteggiamento “educativo” nel senso più sopra specificato è spesso latitante, a causa di una “indifferenza pedagogica” che ha tutta una sua storia. Il docente che si rifugiava dietro il carattere tecnico della disciplina (“io devo spiegare l’algebra, io l’Ariosto, io la chimica, non fargli da balia”) lo conosciamo bene ed era la modalità dell’educazione che si improntava dagli alli 80’ , io la conosco bene , perché l’ho vissuta, anche se ricordo bene , che alle scuole elementari , avevo la tanto amata ora di Educazione Civica e la religione era ancora abbastanza in voga nella scuola Italiana ; ora, dato che da qualche anno , sembra che la situazione , sia un po’ migliorata , spero che si possa cercare ti dare sempre più un carattere non impositivo e più di libero arbitrio. Ripeto , negli anni precedenti la stessa modalità di istruzione, educazione , e nella società stessa vi erano modalità di accedimento che presupponevano strutture familiari e oratoriane forti, capaci di integrare socialmente, moralmente e civilmente le giovani generazioni che essi si limitavano ad istruire. Oggi, in pieno declino di ogni altra possibilità formativa che non sia quella della televisione o del web, resterebbe solo la scuola a far fronte all’ignoranza etica e civile, ma c’è una nuova versione di questo tipo d’insegnante: è il post-ideologico, disgustato o personalmente deluso dalle gnosi dei Sessanta-Settanta, terrorizzato dall’idea di essere “autoritario” se si fa interprete di un pensiero “forte”, convinto com’è che ogni professione di fede (anche nell’oggettività del conoscere o nella superiorità della civiltà giuridica sulla sharia) sia “ideologica”. No, lui non manderebbe la figlia a imparare il diritto civile in una scuola islamica, ma se gli si parla di educazione alla civiltà drizza le orecchie e subito obbietta: violenza, prevaricazione, ideologia!
Si può affermare che una cultura democratica e uno stato di diritto che hanno avuto bisogno di secoli per affermarsi possono essere trasmessi in un modo solo: con l’educazione. Se non capite questo, allora siamo al di sotto della minima capacità di distinguere tra costume e istituzione. I Cristiani in specifico, la chiesa e le istituzioni religose, impongono ad esempio, quando si recano a fare volontariato nei paesi del terzo mondo , una sorta di Conversione , dei fedeli del posto basti pensare a questo , ecco secondo me , come si spiega la modalità e la prevaricazione della religione cattolica , nel mondo : come una Vaticanizzazione , del mondo ! ; Lo stesso passaggio alla dimensione etica è un passaggio che la pesona deve fare, secondo me, distogliendosi da questa preimposizione esterna , per prima dunque , lo studente a scuola e per questo deve essere sostenuto da famiglia e scuola! ma lo è non tanto perché Non religiosa, ma etica: presume il superamento di tutte quelle imposizioni passate esternamente , appunto e cercare di ragionare eticamente con la propria testa ed aquisire nozioni di: rispetto, , autonomia , soggettività e valutazione oggettiva nelle decisioni. Scegliere di scegliere, innanzitutto. L’uomo nasce libero , non “civile”: e senza educazione e leggi e regole esterne di riferimento lo rimane, purtroppo è sottoposto a questi infiniti macchingegni predisposti socialmente ; Nessuna forma di eticità o di impegno civile si potrà mai trarre da un pensiero che non sa uscire dal soggettivismo. Infatti, i liberali (condedetemi una breve parentesi*) che difendono la concretezza del mondo storico (a differenza dei marxisti che ne sognano la palingenesi, lo stesso per i socialisti che Cristici credono e vorrebbero un mondo comunitario ) lo capiscono: che siano “atei devoti” o no chiedono a gran voce una “religione civile”. Il liberale consapevole si rivolge nei momenti di crisi per ritrovare l’oggettività del valore: ma, laicamente, non è necessario tornare alla devozione religiosa, basta reinnestarsi al suo esito personalistico, individuale e per questo promulga Autonomia personale .


Alcuni spunti che possono servire a comprendere la questione (tratto da UUARR*)




STORIA DEI RAPPORTI STATO-CHIESA


La Chiesa ha potuto gestire per secoli, pressoché in esclusiva, l’educazione degli italiani. Solo la nascita dello Stato unitario, contro cui si batté e che non riconobbe fino all’avvento del fascismo, riuscì a creare dei problemi a questa rendita di posizione: diverse leggi (1859 Casati, 1877 Coppino) sancirono la fine del predominio delle scuole cattoliche, abrogando anche l’insegnamento della religione (non per le elementari).
La presa del potere da parte di Mussolini ripristinò (1923 riforma Gentile, 1929 Concordato) lo status quo. Con il suo crollo, il fronteggiarsi di laici e cattolici nell’Assemblea Costituente produsse i contraddittori risultati dell’art. 33 del testo costituzionale (vedi sotto): in sostanza si individuava nello Stato l’ente dirigente (secondo comma), lasciando la libertà a chi volesse di istituire altre scuole senza oneri per lo Stato (terzo comma), demandando alla legge l’applicazione (quarto comma).
Nel dopoguerra la quasi ininterrotta serie di ministri democristiani alla Pubblica Istruzione lasciò più o meno invariata la situazione, e dopo il Concilio e il Sessantotto la discussione si incentrò soprattutto sulla qualità della scuola.
L’elezione di Wojtyla a papa, e il ritorno del Vaticano a una visione integralista dell’educazione, hanno portato prima all’approvazione delle modifiche del Concordato, poi a richieste sempre più pressanti di finanziare l’esangue diplomificio cattolico.


SCUOLA E COSTITUZIONE
(estratto* ….)


La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare a esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.Le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La scuola è aperta a tutti.




…MA AI CATTOLICI NON BASTA: REAZIONI


Per i cattolici la nuova legge rappresentava solo una tappa: la parità nei contributi non andava bene. Poiché nelle loro scuole si spende di più, quindi anche i fondi devono essere maggiori!
Mons. Caporello della CEI ha testualmente affermato: «La delusione c’è, perché sul piano dell’effettiva parità, che deve essere necessariamente anche economica, in questa legge abbiamo delle provvidenze soltanto per le scuole elementari e materne e per le famiglie bisognose», chiedendo anche «un’accelerazione». Padre Perrone, di un ente scolastico della CEI, quantificò il finanziamento necessario nell’80 per cento della retta!
Molti (Compagnia delle Opere, ad esempio) si lamentarono anche dei vincoli (in realtà pochi) previsti dalla nuova legge, reclamando più ampi margini di manovra.
Duro il commento dell’Associazione famiglie delle scuole cattoliche che criticarono l’atteggiamento del Governo e la decisione della Camera. «I partiti d’ispirazione cristiana della maggioranza hanno approvato una legge truffa» - si leggeva in un comunicato - «che rappresenta un’ulteriore limitazione delle libertà delle scuole non statali e impedisce la libera e realmente pari possibilità di scelta educativa alle famiglie».
Non li sfiorava minimamente il fatto che i loro istituti siano meno competitivi, che promuovano alunni più impreparati (come ha più volte attestato l’OCSE), che abbiano insegnanti, frequentemente sacerdoti, scelti non certo in base alla loro preparazione e che, per questi motivi, abbiano avuto un un drammatico calo nel numero degli alunni (da 390.284 a 279.453 tra il 1990 e il 2000) con conseguente chiusura di molte scuole (da 2.996 a 2.630 tra il 1990 e il 2000). Anche la motivazione che spingeva i genitori a questo tipo di scelta (la garanzia di un “controllo” più efficace nei confronti dei propri figli) sta venendo meno con il tempo.
Con la successiva legislatura i cattolici speravano di realizzare i loro disegni di parità scolastica. Li aiutava senz’altro la presenza, al Ministero per la Pubblica Istruzione, di Letizia Moratti, che al Meeting di Comunione e Liberazione dell’agosto 2001 lanciò la parola d’ordine «non deve più esistere il monopolio pubblico dell’istruzione». Il leader del CDU Buttiglione fece anche di peggio, proponendo una semplice proposta di legge volta a eliminare dall’art. 33 della Costituzione la clausola«senza oneri per lo Stato». Ottennero, con la Legge finanziaria per il 2003, uno stanziamento di 30 milioni di euro per gli alunni frequentanti le scuole private (cifra che si andava ad aggiungere ai buoni-scuola regionali).
La situazione peggiorò ulteriormente con l’approvazione della legge 53/2003, meglio nota come “Riforma Moratti”, e con i nuovi programmi scolastici che ne erano scaturiti. Molti i punti che sollevarono critiche: tra questi, lo studio della storia che, nelle scuole medie, veniva fatto cominciare direttamente dal Medioevo, facendola cioè iniziare con una società già cristiana. Ancora maggior scalpore suscitò la decisione di eliminare completamente l’evoluzionismo dai programmi scolastici, che provocò una vera e propria sollevazione tra i più importanti scienziati italiani, come dimostra un appello lanciato nell’aprile 2004. Per tacitare le proteste il ministro Moratti comunicò di aver creato una Commissione per lo studio del problema, affidata a Rita Levi Montalcini: quasi un anno dopo, gli esperti consegnarono al ministro un documento critico, con il quale chiesero il ritorno dell’evoluzionismo all'interno dei programmi scolastici.


COSA VUOLE VERAMENTE IL VATICANO
Per sapere come il Vaticano concepisce l’educazione, e a quali rischi si va dunque realmente incontro proseguendo con questo atteggiamento accondiscendente, conviene rileggersi cosa riportano alcuni testi promulgati da Giovanni Paolo II.
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:
Canone 1793: «L’educazione della coscienza è indispensabile per essere umani esposti a influenze negative e tentati dal peccato a preferire il loro proprio giudizio e a rifiutare gli insegnamenti certi».
Canone 2229: «I genitori, nei limiti del possibile, hanno il dovere di scegliere le scuole che li possano aiutare nel migliore dei modi nel loro compito di educatori cristiani. I pubblici poteri hanno il dovere di garantire tale diritto dei genitori e di assicurare le condizioni concrete per poterlo esercitare».
Quanto ai metodi:
Canone 2223: «…chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta… Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio…»(peraltro una citazione biblica).
CODICE DI DIRITTO CANONICO:
Canone 794: «A titolo speciale il dovere e il diritto di educare spetta alla chiesa…»..
Canone 797: «È necessario che i genitori nello scegliere le scuole godano di vera libertà; di conseguenza i fedeli devono impegnarsi perché la società civile riconosca ai genitori questa libertà e, osservata la giustizia distributiva, la tuteli anche con sussidî».
Canone 799: «I fedeli facciano di tutto perché nella società civile le leggi, che ordinano la formazione dei giovani, contemplino nelle scuole stesse anche la loro educazione religiosa e morale, secondo la coscienza dei genitori».
Canone 800: «È diritto della Chiesa fondare e dirigere scuole di qualsiasi disciplina, genere e grado. L’istruzione e l’educazione nella scuola cattolica deve fondarsi sui principi della dottrina cattolica; i maestri si distinguano per retta dottrina e per probità di vita».
Canone 804: «All’autorità della Chiesa è sottoposta l’istruzione e l’educazione religiosa cattolica che viene impartita in qualunque scuola o viene procurata per mezzo dei vari strumenti di comunicazione sociale; spetta alla Conferenza Episcopale emanare norme generali su questo campo d’azione, e spetta al Vescovo diocesano regolarlo e vigilare su di esso».
Canone 807: «È diritto della Chiesa istituire e dirigere università di studi, che contribuiscano a una più profonda cultura degli uomini e a una più piena promozione della persona umana e altresì ad adempiere la funzione d’insegnare della Chiesa stessa».
Canone 809: «Le Conferenze Episcopali curino che ci siano, se possibile e conveniente, università di studi o almeno facoltà, distribuite in modo appropriato nel loro territorio, nelle quali le diverse discipline, salvaguardata senza dubbio la loro autonomia scientifica, siano studiate e insegnate, tenuto conto della dottrina cattolica».
Canone 813: «Il Vescovo diocesano abbia una intensa cura pastorale degli studenti, anche erigendo una parrocchia, o almeno per mezzo di sacerdoti a ciò stabilmente deputati, e provveda che presso le università, anche non cattoliche, ci siano centri universitari cattolici, che offrano un aiuto soprattutto spirituale alla gioventù».
In poche parole, la Chiesa si arroga il diritto di intervenire nell’istruzione statale, mentre lo Stato non deve mettere il becco nell’educazione cattolica: e in generale l’ultima parola è sempre meglio lasciarla a parroci e vescovi. Niente di nuovo, per carità: nient’altro che la riproposta di quanto già applicato per due millenni. Nel luglio 2006 il cardinale Scola (CL) si fece latore di una proposta ancora più drastica: che lo Stato smetta di gestire la scuola publica, affidandola «alla società civile».






CHE STATUS HA IL VATICANO PRESSO L’ONU?


La cosiddetta “Santa Sede” (l’organo di comando della chiesa mondiale) opera presso le Nazioni Unite con lo status di Osservatore Permanente di Stato non membro. In questa veste può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Non è quindi rappresentato uno Stato (quello del Vaticano non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla “popolazione permanente”), bensì un ente religioso (la Chiesa Cattolica), che si trova così avvantaggiata rispetto ad altre religioni o correnti di pensiero non religioso che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa.


PERCHÉ ESISTE L’ORA DI RELIGIONE CATTOLICA?


Esiste perché esiste il concordato. Nella legislazione postunitaria l’insegnamento (facoltativo) era previsto solo per le scuole elementari, affidate ai comuni. Nel 1923 il primo governo fascista, con la riforma della scuola, lo rese obbligatorio. Con il concordato del 1929 si introdusse l’ora di religione anche nelle scuole medie e superiori, quale «fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica».
Nelle modifiche concordatarie del 1984 la formula venne trasformata così: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principî del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».
Apparentemente un progresso: nei fatti, l’insegnamento della religione cattolica (in breve IRC) venne così esteso anche alle scuole materne.


IN COSA CONSISTE?


Un protocollo addizionale del concordato sancisce: «l’IRC… è impartito in conformità della dottrina della Chiesa». È chiaro, quindi, che l’ora di religione serve esclusivamente alla Chiesa per insegnare la propria religione, cosa che potrebbe e dovrebbe fare nelle proprie parrocchie. E' possibile insegnare anche le dottrine delle altre religioni, ma soltanto da un punto di vista cattolico.
Come prescrive il Codice di diritto canonico: «L’Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti della religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica».
Lo Stato è talmente escluso da questo insegnamento che lo stesso ex ministro per l’Istruzione Berlinguer, in una intervista a Famiglia Cristiana, ha sostenuto di non sapere bene cosa effettivamente si insegni durante le lezioni.


È POSSIBILE NON FREQUENTARLA?


Certamente. La formula tecnica concordataria è «non avvalersi»: come se fosse un’occasione da non perdere!
Vi sono tre possibilità:
Frequentare attività didattiche e formative (cosiddetta "ora alternativa"). Negli ultimi anni, grazie anche ad iniziative legali dell'UAAR, l'ora alternativa è diventata un diritto che la scuola italiana è obbligata a garantire. Il costo non grava sul bilancio dei singoli istituti ma è coperto dal Ministero. Per superare le resistenze e vincere le discriminazioni che ostacolano l'attivazione di queste attività didattiche, l'UAAR ha attivato il progetto Ora Alternativa.
Dedicare l’ora allo studio di altre materie. Anche in questo caso possono emergere resistenze, ma la scuola è obbligata ad assicurare un insegnante e un'aula adatta allo scopo. Come per l'ora alternativa, il Ministero dà la copertura finanziaria per l'insegnante nel caso non vi sia disponibilità all'interno dell'istituto.
Uscire dalla scuola. Non vi è infatti alcun obbligo né di frequentare l'IRC né di frequentare l’ora alternativa, come è stato autorevolmente sancito nel 1989 dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 203 (sentenza fondamentale, perché sancì il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato). Per molte famiglie è una scelta non praticabile, o troppo onerosa (si pensi alla situazione di entrambi i genitori che lavorano e che devono pagare il servizio di baby sitter per due ore la settimana per i figli piccoli). In ogni caso, per rendere praticabile questa scelta, la scuola dovrebbe collocare l’IRC all’inizio o alla fine delle lezioni: questa soluzione, che probabilmente farebbe diminuirebbe sensibilmente la partecipazione all’IRC, si scontra con la contrarietà della Chiesa cattolica.
Il 14 maggio 1999 l’art. 3 dell’ordinanza ministeriale n. 128 ha sostenuto confusamente che lo studio dell’IRC o dell’ora alternativa possono concorrere a formare il cosiddetto “credito scolastico”, e quindi il punteggio di ammissione all’Esame di Stato che conclude il ciclo di istruzione superiore.
Contro questa ordinanza, che si pone in contrasto anche con alcune sentenze della Corte Costituzionale, si sono levate le proteste laiche ed è nato un ricorso al TAR dei valdesi e delle chiese evangeliche.
Il ricorso è stato rigettato con motivazioni astruse, la più assurda delle quali è che i ricorrenti «non hanno notificato le controparti», ovvero… tutti gli studenti che si avvalgono dell’IRC!
Nel frattempo i ministri succedutisi (Berlinguer, Di Mauro, Moratti, Fioroni) hanno tutti reiterato di anno in anno l’ordinanza ministeriale, confermandone sostanzialmente i contenuti.
Come se non bastasse, l’Ufficio Catechistico Nazionale, alle dirette dipendenze dei vescovi, iniziò una vera e propria schedatura per conoscere le motivazioni della mancata frequenza degli alunni. Contro questa grave iniziativa il Senatore Stelio De Carolis (DS) presentò un’interrogazione.
Con la circolare 174 del 14 dicembre 2001 il ministro Letizia Brichetto in Moratti forzò ulteriormente la situazione, stabilendo che la scelta dell’insegnamento della religione cattolica non deve più essere rinnovata annualmente a ogni iscrizione: l’opzione per il primo anno vale anche per tutto il percorso scolastico successivo «ferma restando la possibilità di cambiare».
Nel 2005, con il decreto di riforma delle scuole superiori l’IRC fu inserito nel monte ore obbligatorio annuale. Un provvedimento analogo era stato già preso l’anno precedente con un decreto relativo alle scuole elementari e medie. Con questi provvedimenti, per aspirare alla promozione diventava indispensabile frequentare il 75% delle ore previste dal piano di studio, introducendo di fatto l'obbligo, per chi non vuole seguire l’IRC, di frequentare una materia alternativa. Contro tali provvedimenti varie organizzazioni hanno presentato ricorso al TAR.
Nel febbraio 2006, in seguito a un ricorso dei COBAS, il TAR del Lazio sospese l’introduzione del documento di valutazione degli alunni, previsto dalla riforma Moratti, con cui il giudizio sull’IRC veniva inserito in un unico documento unitamente agli altri curricula, nonostante la religione fosse e sia una materia facoltativa.
Nel maggio 2007, infine, il TAR del Lazio ha accolto un ricorso di diverse associazioni laiche, tra cui l’UAAR, contro un’ordinanza ministeriale concernente l’attribuzione di credito scolastico in sede di esami di maturità agli studenti avvalentisi dell’IRC. Il ministro Fioroni si è tuttavia rivolto al Consiglio di Stato, che ha stoppato la decisione del TAR. Nell'agosto 2009 un nuovo ricorso è stato nuovamente accolto dal TAR del Lazio: la Conferenza Episcopale Italiana ha tuttavia chiesto al governo di impugnare anche questa volta la sentenza. Nel maggio 2010 nuovo ribaltone: il Consiglio di Stato dà ragione al governo, ma ha anche sostenuto che "la mancata attivazione dei corsi alternativi rischia di mettere in crisi uno dei presupposti su cui si fondano le ordinanze impugnate, che, nel mettere sullo stesso piano, ai fini della valutazione come credito scolastico nell’ambito della c.d. banda di oscillazione, l’insegnamento della religione e l’insegnamento dei corsi alternativi per i non avvalentisi, danno quasi per scontato che i corsi alternativi esistano ovunque. La mancata attivazione dell’insegnamento alternativo può pertanto incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglia, e di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico".
Nell'agosto 2010 un ricorso di due genitori sostenuto e curato dall'UAAR è stato accolto dal Tribunale di Padova, secondo il quale la mancata attivazione dell'ora alternativa costituisce "un comportamento discriminatorio illegittimo". Pochi giorni prima lo stesso ministero dell'istruzione, con una circolare, aveva evidenziato la necessità di assicurare "l'insegnamento dell'ora alternativa alla religione cattolica agli alunni interessati".
L'ora alternativa è dunque un diritto ormai conclamato, anche se bisogna comunque farlo presente agli istituti scolastici.
IN QUALE ORARIO VIENE COLLOCATA?
L’intesa concordataria del 1985, modificata poi nel 1990, prevede due ore settimanali alle materne e alle elementari, una alle medie ed alle superiori.
La collocazione oraria, dopo diverse minacce della Conferenza Episcopale Italiana, è stata preferibilmente posta all’interno delle lezioni. Non per niente la Chiesa pretende questa collocazione: diversi dati dimostrano come la disposizione ai margini dell’orario favorisca la fuga degli studenti.
Astutamente, le gerarchie ecclesiastiche hanno in passato concesso di buon grado la collocazione dell’IRC all’inizio delle lezioni solo quand’esso era obbligatorio, così da contrassegnare l’intera giornata scolastica nel segno della fede.


QUANTO COSTA ALLO STATO?


La spesa che lo Stato sostiene per l'insegnamento della religione cattolica è data principalmente dalle retribuzioni degli insegnanti scelti dalle curie.
L'ammontare di tali retribuzioni non sembra essere un dato disponibile sui siti ministeriali. In ogni caso, una stima attendibile dei costi dell'IRC deve tenere conto dei costi accessori che la sua istituzione comporta: il lavoro del personale ATA, dei dirigenti scolastici e delle segreterie è un costo da imputare in parte anche all'IRC; allo stesso modo lo sono i costi di riscaldamento, pulizie e energia elettrica.
La sintesi della relazione illustrativa del conto del bilancio 2010 pubblicata sul sito della Ragioneria Generale dello Stato riporta 44,435 miliardi di euro alla voce "Istruzione scolastica / Pagamenti complessivi".
Nella sintesi dei dati pubblicata dal MIUR per l'anno scolastico 2009/2010 gli insegnanti di religione nella scuola statale erano 26.326 su un totale di 931.756 (non considerando supplenti con contratto inferiore all'anno).
Il costo che lo Stato sostiene per l'IRC si può quindi quantificare in 1,25 miliardi di euro, moltiplicando il costo totale dell'istruzione scolastica per il rapporto tra insegnanti di religione cattolica e totale degli insegnanti.
Da segnalare infine che la normativa è così ottusa che, quando alcuni presidi hanno tentato l’accorpamento di diverse classi con pochi studenti avvalentisi dell’IRC, l’iniziativa è stata subito bloccata in quanto è previsto l’insegnante anche quando un solo studente se ne avvale. Iniziative legislative per ridurre questo spreco si scontrano con le proteste ecclesiastiche per la conseguente riduzione occupazionale.
.


CONCLUSIONI :


Ora, si può trarrre anche una conclusone finale a queso post, che di certo non è proprio finale , poiché cu sarebbero tante altre questioni che semmai solleveremo di tanto in tanto , per ora , mi terrò in costante studio aggiornamento ed informata , sulle possibili modifiche di leggi per quanto riguarda la scuola in specifico , ci tenevo a sollevare una questione che ritengo sia di utilità e di importanza estrema per la nostra società .

RAZZISMO SCIENTIFICO ALLA CESARE LOMBROSO

Psicologia e razzismo scientifico:
Siamo ciò che manifestiamo esteticamente ?il pensiero influisce sull'aspetto ?
prendiamo come soggetto, per spiegare il tutto, uno scienziato, se così si può definire, Cesare Lombroso
CESARE LOMBROSO: criminologo? scienziato ?


o... colui CHE GETTÒ LE BASI DEL RAZZISMO E DELL'ANTISEMITISMO !


Innanzitutto : chi era ?




Cesare Lombroso, nato Marco Ezechia Lombroso (Verona, 6 novembre 1835 – Torino, 19 ottobre 1909), è stato un antropologo, criminologo e giurista italiano. E' considerato da molti uno dei pionieri degli studi sulla criminalità. Alcuni sostengono che fu un grande scienziato e a Torino è stato persino aperto un museo su Lombroso. Vediamo innanzi tutto cosa sosteneva . Lombroso si dai tempi della sua formazione ebbe la passione per la storia e soprattutto per lo storicismo, al punto da integrare queste due costanti dei suoi studi nello studio clinico dell'"intelligenza" attraverso la conoscenza della fisiologia del pensiero; in questo senso studiò i neoplasmi e della formazione del callo (approfondimento istologico dei tessuti). Dopo essersi laureato in medicina e chirurgia all’università di Pavia, nel 1859 trovò impiego nel corpo di sanità militare dell’esercito sabaudo ebbe cosi l'occasione di approfondire i suoi studi sulla fisiognomica utilizzando i cadaveri dei ribelli borbonici e dei briganti uccisi dai sabaudi durante le battaglie per l'unificazione d'Italia. Lombroso si basava principalmente su rilievi metrici delle ossa e segnatamente del cranio, (ricordiamo, ill famoso studio sulle fossette del cranio .. studiato da me altresì, per l'esame di università) egli, con l’utilizzazione di specifici punti di repere, oltre che di altri elementi quali la conformazione del cranio e di altri segmenti scheletrici. Per lui i parametri di riferimento furono le misurazioni ricavate dai crani e delle ossa di delinquenti , tra i quali uno dei primi ad attrarre il suo interesse fu il brigante calabrese Vilella (ucciso nel 1870) sul cui cadavere egli fece una serie di minuziosi rilievi. Gli studi di Lombroso sono pieni di misure, confronti, indici, tavole, ricerca ossessiva di anomalie fisiologiche e una congerie di fatti, fatterelli, aneddoti (che già facevano sorridere per l'ingenuità e la rozzezza i più avvertiti tra i contemporanei) allo scopo di supportare la sua tesi di catalogazione delle tipologie umane fissate in tutte le loro più minuscole gradazioni, dal normale al delinquente. Normale è l'essere biologicamente assuefatto, attraverso l'educazione costrittiva, alle regole che danno coerenza all'organismo sociale così come negli animali la legge del "genere" sovrasta i singoli. In questo quadro non è peregrina (anche se ridicola) l'enorme casistica che Lombroso ci fornisce di delinquenza nelle piante e negli animali, anzi, essa ci offre una chiave interpretativa per comprendere la definizione stessa di anormalità. La norma segue l'evoluzione ed è espressione del livello raggiunto dalla specie, chi sta al di sopra di tale livello (genio), o al di sotto (essere atavico), è il reo che necessariamente porta in sé, nel suo organismo le ragioni di tale colpevole frattura .... : io credo da qui si nota la sua tesi razzista .... ci si domanda ulteriormente, come era il cranio di coloro che, nei tempi barbari commettevano atti, come eresia, bestemmia, stregoneria, puniti allora dalle leggi, mentre ora non lo sono più. Ora io ho dimostrato che i delinquenti contro l'uso, contro le religioni, erano allora i veri delinquenti, mentre i rei d'omicidio molte volte non erano considerati come delinquenti nelle epoche selvagge. Che, se quelli erano i veri delinquenti (eccettuati, naturalmente, quelli a torto perseguitati per solo sfogo di odio teologico e politico), è naturale che dovevano avere gli stessi caratteri dei delinquenti odierni; anzi, che è più, nella I edizione ho dato la descrizione di 12 crani di rei medioevali, che avevano le stesse anomalie dei nostri"
(da : L'uomo delinquente, vol. I cit., p. XLIV-XLV).
Con le sue macabre misurazioni fissò i canoni fisici per prevedere a suo dire "con matematica certezza" le tendenze criminali di un individuo... Egli si spinse nel 1891 a teorizzare che tra gli animali e gli scaricatori di porto ci fosse una sorta di parentela dovuta alla gibbosità. Al punto che, con Filippo Cougnet, firmò un saggio dal titolo grottesco: "Studi sui segni professionali dei facchini e sui lipomi delle Ottentotte, cammelli e zebù". La folgorante idea gli venne esaminando un paziente, il quale aveva sulle spalle, nel punto in cui appoggia il carico, una specie di cuscinetto adiposo, che Lombroso immediatamente assimila alla gobba dei cammelli e dei dromedari. E come non citare il suo studio su "La donna delinquente, la prostituta e la donna normale", dove sosteneva, in base all' esame delle foto degli schedari del capo della polizia parigina, Goron (il quale scoprì poi che per sbaglio aveva mandato al nostro le immagini di bottegaie in lista per una licenza), che "le prostitute, come i delinquenti, presentano caratteri distintivi fisici, mentali e congeniti" e hanno l' alluce "prensile" ?!! questo è razzismo estetico !!!!! e soprattutto prende in causa la Donna , in quanto tale ! ... O quello su "Il ciclismo nel delitto", pubblicato su «Nuova Antologia», nel quale teorizzava che "la passione del pedalare trascina alla truffa, al furto, alla grassazione". Già i titoli delle opere del Lombroso superano per fantasia e assurdità quelli di certa stampa parasciencientifica odierna: «Sul vermis ipertrofico», «La ruga del cretino e l' anomalia del cuoio capelluto», «Fenomeni medianici in una casa di Torino», «Sulla cortezza dell' alluce negli epilettici e negli idioti», «Rapina di un tenente dipsomane», «Il vestito dell' uomo preistorico», «Il cervello del brigante Tiburzio», «Perché i preti si vestono da donna», ecc... ???? non è forse questo Razzismo .... cari miei,
Lombroso era un uomo pieno di contraddizioni, probabilmente la verità è che non sapeva ciò che faceva:  criminalizzava di fatto i miserabili, poneva le basi del razzismo scientifico.Si, proprio cosi, mi domando ulteriormente chi e cosa, come, le teorie di questo scientista, furono trapelate e perchè furono onorate da mezzo mondo ?! Quale era la motivazione strategica che stava alla base di tutto ciò? Le sue teorie erano controverse e spesso assurde, insomma dal punto di vista del marketing avevano le carte in regola per il successo internazionale che ottennero (pensate alle copie di saggi di pseudo-scienziati vendute anche oggi in milioni di copie). Le sue opere erano tradotte e pubblicate in tutto il mondo, dall' America alla Russia, dall' Argentina (dove lo studioso lombrosiano Cornelio Moyano Gacitúa arrivò a rovesciare certe analisi contro gli immigrati in Italia : "La scienza ci insegna che insieme col carattere intraprendente, intelligente, libero, inventivo e artistico degli italiani c' è il residuo della sua alta criminalità di sangue") fino al Giappone... e anche da qui, io credo si noti quale sia il progetto di fondo, di queste Alte caste che elogiano solo certi personaggi e che cercano di smistare, con la scusa di un apparente differenza fisiologica o , ancora peggio , lo sfruttamento del discorso della libertà , del senso Artistico e ancora più tragico, della Creatività : che sono 3 doti che sono valutabili sono nelle persone che onestamente vivono il suo percorso, per cui , sono queste persone, quelle sole, ad essere accusate di essere le Criminose della Società? , dico io.. ma ci rendiamo conto? Che queste persone altolocate, oltre a fornire un chiaro razzismo scientifico , ti discriminano, a te, persona onesta, che non scendi a compromessi con le loro precostruite caste. Tu Artista (come fosse un male), che ti poni ingegnoso del tuo profondo, e ti esprimi col cuore,.. no s, per loro saresti proprio tu, il criminale??? Ma lo sono loro che han forse qualcosa da nascondere?.. Oltretutto I convegni scientifici di tutto il pianeta se lo contendevano. Vittorio Emanuele III salutava in lui «l' onore d' Italia». . Émile Zola lo elogiava come «un grande e potente ingegno».
Se nel socialismo e nel comunismo le basi sono la Comune o Sociale diritto alla pari, allora si sarebbe dovuto aderire ad un accordo Discriminatorio e razzista, escludente , per pochi eletti, come quello del Positivismo? Ecco che qui mi chiedo quali contraddizioni, se già fosse in atto un progetto elitario, che avrebbe fruttato i secoli a seguire, smistando le persone , in base o ad aspetti genetici e/o ad aspetti somatici = il tutto si chiarisce bene, dove la scusa del bene comune è spesso di copertura, per favorire i soliti pochi no?
Riprendo il pensiero di Enrico Ferri, il quale, sebbene discepolo del Lombroso, si discostava dal suo pensiero, fornendone uno tutto suo e  indipendente : Il Ferri contestò l'enfasi posta da Lombroso sulle caratteristiche fisiologiche dei criminali, concentrandosi invece sullo studio delle caratteristiche psicologiche, che egli credeva responsabili dello sviluppo del crimine in un individuo. Ferri sosteneva che sentimenti come la religione, l'amore, l'onore e la lealtà non contribuivano al comportamento criminale, poiché queste idee erano troppo complesse per avere influenza certa sul senso morale di base di una persona, da cui Ferri credeva nascesse il comportamento criminale. Sosteneva che altri sentimenti, come l'odio, la cupidigia e la vanità avessero maggiore influenze dato che eserciterebbero un controllo più forte sul senso morale dell'individuo. Egli vedeva la religione e la scienza come inversamente proporzionali; cioè quando una prendeva forza, l'altra soccombeva. Osservava che la teoria dell'evoluzione di Darwin aveva provocato un notevole danno alla religione e alle teorie della Creazione secondo la Genesi . Ci si rende conto, ancora una volta, di come complesso e contorti furono le mosse di questi studiosi , in particolare appunto del Lombroso.. vi è da dire inoltre che gli scienziati, i medici e i prefetti si facevano in quattro per arricchire la sua stupefacente collezione di crani, cervelli, maschere funerarie, foto segnaletiche, dettagli di tatuaggi di criminali e prostitute e deviati di ogni genere, oggi raccolti al "Museo Lombroso" di Torino. . Insomma Cesare Lombroso ebbe un grande successo misurando crani e confrontando orecchie e calcolando pelosità in un avvitarsi di definizioni «scientifiche» avventate. Sempre il Lombroso, In un edizione del 1876 de "L' uomo delinquente", egli asserisce: "Il traguardo che spero di raggiungere completando le mie ricerche è quello di dare ai giudici e ai periti legali il mezzo per prevenire i delitti, individuando i potenziali soggetti a rischio e le circostanze che ne scatenano l' animosità. Accertando rigorosamente fatti determinati, senza azzardare su di essi dei sentimenti personali che sarebbero ridicoli".






Il guaio, problema delle teorie di Lomboroso è proprio quel "rigore scientifico" che egli millanta scambiandolo con la semplice misurazione mirata a sostenere una tesi. Dare numeri non è scienza. E cosi si allunga la lista delle conclusioni assurde del nostro pseudo-scienziato: dal consiglio dato al Pellegrosario di Mogliano Veneto di curare la pellagra con «piccole dosi di arsenico», al marchio sugli africani:
"Del tetro colore della pelle, il povero Negro ne va tinto più o meno in tutta la superficie, e in certe provincie, Anche interne, del corpo, come il cervello e il velo pendulo".
Al giudizio sulla donna che tende:"non tanto a distruggere il nemico quanto a infliggergli il massimo dolore, a martoriarlo a sorso a sorso e a paralizzarlo con la sofferenza".
Queste sue teorie, che posso apparire tragicamente comiche erano però anche pericolose. Uno degli aspetti più pericolosi era, infatti quello secondo cui, essendo taluni segni indicativi di una “tara”, se un’i individuo apparentemente normale li possedeva, era destinato prima o poi a manifestare il comportamento di cui erano indicatori (o, per così dire, elementi di repere): la predittività, enunciata in modo forte, quasi fosse un dogma, che in un individuo così fatto si sarebbero manifestati prima o poi fenomeni di degenerazione e di caduta verso ciò da cui la cultura e l’educazione potevano soltanto riparare temporaneamente. Lo stesso Lomboroso trasse ipotesi di applicazioni pratiche della "predittività" delle sue teorie nella criminologia forense e nella prevenzione dei reati, giungendo a predicare la pena capitale come unica soluzione contro la tendenza criminale innata e pertanto non educabile con la sola pena detentiva. E’ ovvio che queste teorie furono uno dei cavalli di battaglie delle concezioni pseudo-scientifiche ed infondate sulla razza e sui motivi per cui alcune “razze” più di altre tendessero alla degenerazione....oltre alla assurdità manifesta delle sue conclusioni, nel suo approccio, i conti non tornarono quando egli cercò di applicare queste sue teorie a personaggi geniali ed eccentrici, per così dire “fuori norma”. Per costoro, infatti, egli si trovo nella necessità di stirare all’estremo la sua teoria, considerandoli pure essi in definitiva dei soggetti tarati che prima o poi avrebbero mostrato la loro vera natura. Un episodio poco noto della sua vita di studioso riguarda l’incontro con Lev Tolstoi che egli si recò personalmente a visitare nella sua tenuta. L’incontro tra i due non fu felice, anche perchè Lombroso guardava Tolstoj in tralice, tentando di cogliere nel grande scrittore gli aspetti patognomonici della genialità che, peraltro, secondo le sue teorie, non erano delle qualità intrinseche, ma solo un preludio alla inevitabile degenerazione e alla sregolatezza ( la Genialità a cui si scontrava Lombroso era quel senso Artistico e creativo, come espressione Naturale Dell'individuo e che dunque, senza aspettarsi nulla , una ricompensa dall'esterno, dal sociale, questo individuo non avrebbe valso nulla... dunque = definito Genio "sregolato e degenerato) . Per questo progetto Elitario, solo quelle persone che concretamente avessero sfruttato una genialità esuberante, dunque non semplice , avrebbero contribuito al sistema sociale e per Selezione sarebbero state le persone considerate Sane di Mente e dunque adattabili al sistema. Di qui si viene anche a spiegare, il perchè tutte queste teorie sia quelle del Lombroso che di tanti altri, come quelle Psichiatriche o quelle  Positiviste erano sostenute dalla Teoria Madre Darwiniana (per cui "Selezione" , che lui definiva essere "naturale" ) mentre per l'umanità per nulla Naturale era ed è tutto'ora, anzi , appunto precostituita dall'esterno ! Ricordiamo inoltre, sempre nei primi 900'erano comunque state mosse critiche al suo "metodo" persino da un suo ex allievo, Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina e fisiologia nel 1906. Golgi accusava Lombroso di non applicare il metodo galileiano pertanto le conclusioni da lui tratte sulla personalità degli individui non potevano derivare solo dalle caratteristiche morfologiche, ma dovevano essere il risultato di un insieme di ben altri fattori, sia psicologici sia fisiologici. Golgi insieme a Lombroso aveva partecipato come volontario a un esperimento di “algometria elettrica” in cui i pazienti venivano testati tramite scosse elettriche di intensità graduale, per determinare la diversa sensibilità al dolore. Nel lavoro che pubblicarono insieme nel 1873 si legge:“I principi della moralità, anche nella problematica ipotesi che siano innati nell’uomo, bisogna che siano risvegliati e mantenuti da una attenta e continuata educazione, senza la quale l’uomo ritorna a quegli stati primitivi e animaleschi nei quali il senso morale è affatto nullo.” Golgi in seguito dichiarò che i metodi grossolani di Lombroso “non rispondono che assai parzialmente al desiderio di approfondire l’intima essenza dei fatti morbosi”.
Gran parte delle teorie di Lombroso hanno mantenuto nell’immaginario collettivo uno strisciante potere nel generare pregiudizi, alimentando peraltro nel campo specialistico metodi di intervento in alcune psicopatologie individuali e sociali. Peraltro, tracce della sua impostazione teorica (fortemente ideologica) sono rimasti nella “grafologia” ma anche in alcuni aspetti della psichiatria biologica alla quale oggi, sia pure con l’opportuno mascheramento della scientificità dell’approccio neuro-psicofarmacologico, c’è un gran ritorno. Insomma, le teorie di Lombroso non sono scientifiche, sono state ottenute con una metodologia e una tecnica utilizzata dalla scienza in modo errato e partendo da assunti errati, hanno in pratica la stessa validità scientifica della chiromanzia.
A difesa dell'eccentrico studioso si può comunque dire che egli era figlio del suo tempo; siamo negli anni fertili del darwinismo sociale e del positivismo, da cui quelle di Lombroso non furono le uniche teorie strampalate che scaturirono. Purtroppo però queste teorie furono usate, male interpretate o volutamente forzate per giustificare l’eugenetica, il razzismo, il colonialismo, il nazismo.






Conclusioni :
Non so se ci rendiamo conto di come si siano evolute le cose, fino ai nostri tempi e che se diamo un ' occhiata a tante situazioni che ci accadono ,belle o brutte vi sono anche fatti discriminatori, categorizzanti, precludenti .. capiamo che qualcosa non quadra , in un ottica di Democrazia , come la nostra Società, detta "occidentale" o "Avanzata" ci fa vedere di fare..; forse , l'anno prossimo (2012) mi sa che pubblicherò un pdf o un articolo ben fatto, sulla questione "agli albori di un progetto "appunto, che non solo dal periodo del positivismo, bensì molto prima del 1800 , io credo che queste teorie razziste , studi scientifici o comunque , diciamo "classificatori " diciamo già pre-costuiti  siano in realtà una scusa , fossero stati attuati allo scopo di selezionare il genere umano a favore dei soliti pochi?? ... E forse anche molto prima del Lombroso e dei suoi collaboratori, molto prima anche del Medioevo  dal momeno in cui sono nate tutte quelle caste inviolabili .




Buldrini Samantha

lunedì 26 marzo 2012

TSO

CHE COSA E’ UN TSO




E’ un provvedimento emanato dal sindaco del proprio comune di residenza (lui è la persona che ha l'onere e la responsabilità di verbalizzare tale atto) , per cui si è obbligati a sottoporci a cure psichiatriche, anche contro la nostra volontà. Si attua con il ricovero preso i reparti di psichiatria.; Il tutto collegato ai centri sociali, Sevizi sociali del Comune . Tale provvedimento è coatto, nel senso che la persona viene Prelevata (dagli assistenti sociali o forze dell'ordine). Perché venga attuato devono coesistere 2 certificati medici che accertino che: 1) la persona si trova in una situazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; 2) la persona rifiuta gli interventi terapeutici proposti; 3) non è possibile adottare tempestive misure extra-ospedaliere per la persona. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è oggetto di discussione, perché senza dubbio interferisce con l’integrità psichica del soggetto su cui viene effettuato, con il suo libero arbitrio e più in generale con i suoi diritti umani. Non solo, con questo atto , si denigra la persona, si viola la sua privacy, si interferisce con la vita della persona ! Una seria violazione della persona Umana , il che , dato il fatto che le si addebita una serie di certificati , non può nemmeno appellarsi o farsi giustizia : ma ne resterà schiacciato fino al decadimento del primo ricovero che verrà comandato , al diagnosi cura obbligatoria del proprio comune di nascita. Passati questi mesi, in pratica, di agonia , chiusi dentro ad un centro parallelo all’ospedale statale comunale , se la persona avesse,  dimostrasse di essere migliorata allora potrebbe uscire liberamente altrimenti (caso più ovvio, ricoverata di nuovo e prolungata la sua permanenza nella struttura ) ; dico più ovvio, perché ci si può immaginare che è il Sistema studiato del Ricovero coatto, del TSO che induce la persona non solo sa trovarsi in un luogo dove verrà segregata da un momentoall’altro, ma sarà costretta a prendere dei medicinali , spesso farmaci pesanti che la faranno ovviamente : intontire, crisi di astinenza (da farmaco) , danneggeranno ecc… la cosa più critica è che accade anche che molto spesso si tratta di una violazione dei diritti di minoranze deboli: immigrati, zingari, poveri e senzatetto, liberi pensatori, omosessuali, persone ipersensibili , appunto perché di per se già svantaggiati e per questo Allontanati dal Sistema : il quale vuole a quanto pare, solo persone fa lui comodo… Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in alcuni casi la sua morte. Può sembrare incredibile, ma è il Sindaco del comune in cui risiede il paziente coatto a disporre il T.S.O., che è proposto da un medico, non importa se psichiatra. Un medico della struttura sanitaria pubblica, di solito l’ufficiale sanitario, convalida il trattamento, che può essere eseguito quando i due medici sindicati dichiarano che il soggetto destinato al T.S.O. è affetto da turbe psichiche tali da richiedere un trattamento urgente, che rifiuta di sottoporsi agli stessi di sua volontà e che non vi siano alternative extraospedaliere al ricovero. Il T.S.O. è sempre effettuato presso i reparti psichiatrici degli ospedali comunali e dura sette giorni, che il Sindaco può rinnovare su suggerimento del primario del reparto psichiatrico. Il giudice tutelare si accerta che il T.S.O. sia effettuato secondo le procedure di norma. Esistono anche diritti del paziente, ma di fatto egli non può opporsi in alcun modo al trattamento. IL T.S.O., Trattamento Sanitario Obbligatorio, viene presentato come uno strumento utile a intervenire quando cittadini con gravi turbe psichiche rifiutano di sottoporsi a cure indispensabili, ma in realtà viene usato o con estrema superficialità, su prescrizione di figure professionali impreparate e con una vigilanza praticamente inesistente, o anche come mezzo repressivo per il controllo sociale. Oltre al T.S.O. vero e proprio, terapie psichiatriche e psicofarmacologiche vengono spesso comminate anche a soggetti deboli: carcerati, anziani, ragazzi con problemi familiari, bambini iperattivi, con l’approvazione del giudice competente. L’obbligo a trattamenti psichiatrici e all’assunzione di farmaci dai gravi effetti collaterali è più diffuso di quanto non si creda. Come può, per esempio, un ragazzino affidato a una comunità ribellarsi a una terapia inutile, che viene prescritta in seguito alle considerazioni di un educatore o di un’assistente sociale? Il medico li asseconda e il giudice, che non è in grado di valutarne l’opportunità, autorizza. Un adolescente iperattivo o con inclinazioni omosessuali subisce il trattamento senza fiatare. Esistono strutture private che effettuano tali discutibili terapie per ragazzi italiani o stranieri (in questi ultimi casi, si indirizzano i soggetti a centri etnopsichiatrici: un termine inquietante dietro il quale girano molto denaro, molta sperimentazione). Quando avevo sentito parlare di questi medici “etnici” o “etnografi” mi è venuta la pelle d’oca.. e potete immaginarvi come posso sentirmi . Mi fa male sapere che alle persone comuni , semplici, quelle che veramente si fanno in 4 per vivere la propria vita e che non fanno del male a nessuno, sono spesso proprio quelle che pagano per questo sistema…


Il T.S.O. è anche un mezzo di oppressione delle minoranze e dei soggetti deboli. Questa affermazione nasce dall’osservazione di numerosi casi in cui il T.S.O. è stato somministrato, con effetti devastanti, a cittadini considerati “scomodi”: immigrati, ambulanti, Rom, giovani, ma anche persone semplicemente ipersensibili o eccentriche (creative), che vengono prelevate con ambulanze e condotte nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), dove vengono sottoposte al Trattamento senza che vi siano comportamenti palesemente aggressivi o pericolosi per se stessi o per gli altri. Quindi, sono persone che non soffrono di psicopatologie gravi al punto da richiedere quel tipo di intervento.


ALCUNI CASI EMBLEMATICI


Il T.S.O. rappresenta un uso consolidato in molte città italiane ed il suo fine coercitivo è dimostrato da molti casi. E’ emblematico quello di Giuseppe Casu, che il 15 giugno 2006 a Quartu (Cagliari) venne prelevato a forza, ammanettato alla barella e portato via per un ricovero coatto in psichiatria, dove morì una settimana dopo per Tromboembolia venosa. Il T.S.O. era stato prescritto solo perché Casu era un ambulante abusivo, una delle professioni - ci si consenta il paragone - che il partito nazionalsocialista considerava “asociali”. Definendo così alcune categorie di persone, i nazisti le punivano e spesso le annientavano attraverso la prescrizione di micidiali Trattamenti Sanitari Obbligatori. Un altro caso rappresentativo di questa terapia dell’orrore è quello di Siamak Brahmandpour, italiano di origini iraniane, biologo all’ospedale di Campo di Marte di Lucca che, il 24 agosto 2007, è stato coattivamente prelevato dal posto di lavoro da quattro medici accompagnati da tre vigili urbani e trasferito nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Pontedera. Il fatto che avesse denunciato ripetutamente episodi di mobbing avvenuti nell’ospedale dove prestava servizio potrebbe aver indotto qualcuno a ritenerlo “pericoloso”.


ALTRI CASI


-Ricordo personalmente, qualche anno fa, mi sono recata all’ospedale con amici , per andare ad incontrare una persona che faceva volontariato nei reparti come servizio di cura per i degenti ; io ed i mei amici ci siamo seduti fuori dall’ospedale, da un chioschetto che sta proprio all’entrata dell’ospedale ; ad un certo punto, ci si avvicina una ragazza giovane che era molto magra , noi subito non capivamo cosa volesse dirci, poi ci rendemmo conto che il chiosco era per i ricoverati al centro di salute mentale, dove appunto si fanno i ricoveri coatti di TSO ; questa ragazza con voce triste ci disse di essere obbligata a rimanere ricoverata e che subiva delle brutte situazioni all’interno del centro e che aveva poco tempo per stare li fuori con noi , oltretutto era controllata a vita dagli infermieri e dai medici ; noi siamo stati un po’ con lei a farle compagnia , poi abbiamo raggiunto la persona che aspettavamo all’interno della struttura ospedaliera. La ragazza soffriva semplicemente di anoressia, ma era del tutto lucida e per quanto magra non raggiungeva il patologico, ogni scusa è buona per ricavare problemi o intensificarli.


Testimonianze e casi


testimone:
"In seguito a una crisi isterica con urla, avvenuta nel pronto soccorso del S. Spirito di Roma 4 anni fa, sono stato sedato con dosi tali di Serenase da essermi svegliato dopo tre giorni. E non avevo avuto alcun comportamento violento, neanche violenza verbale. Quando mi sono svegliato, le dosi massicce del tranquillante mi impedivano di parlare correttamente. Non riuscivo a capire dove mi trovavo, né riuscivo a chiederlo. E nessuno, tra l'altro, mi informava di nulla. E qui ho avuto un momento di violenza, per la prima volta."


relativo link : http://www.nopsych.it/tso-una-testimonianza




Un altro caso:


-"La sera del 29 dicembre volontari del CCDU (Comitato dei Cittadini per Diritti Umani nel campo della salute mentale) si sono recati in visita presso gli Spedali Riuniti di Livorno, al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura X° Padiglione a far visita ad un amico, S.P., trentenne, ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) il pomeriggio precedente. Il giovane si trovava in uno stato di totale incapacità di parlare, poiché a causa degli effetti collaterali degli psicofarmaci somministratigli contro la sua volontà, la bocca rimaneva completamente aperta permanentemente, mentre la lingua roteava vorticosamente. Non riusciva a camminare e dopo pochi passi si accasciava al suolo. A tratti rantolava ed aveva grossi problemi a respirare. Scioccati da quanto veduto, abbiamo documentato le condizioni del giovane fotografandolo".
relativo link: http://www.nopsych.it/451-giovane-ridotto-gravi-condizioni-cure-psichiatriche#comment-390


altri link e casi :


http://www.ltmd.it/abusi/esperienza003.htm


http://www.bipolari.it/Joomla/index.php?


option=com_content&view=category&layout=blog&id=128&Itemid=169


http://www.vittimedella180.org/Testimonianze.11.0.html


http://patriziodevero.com/2011/11/03/testimonianze-3/




Quando ci si avvicina all’argomento T.S.O., si deve tener conto di un fatto importante, ovvero che è facilissimo costruire un dossier volto a dimostrare la potenziale asocialità di un soggetto, di qualsiasi soggetto. Un vezzo, un’eccentricità, una piccola mania: chi non ne ha? Eppure, sarebbero potenzialmente sufficienti per giustificare la somministrazione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Sette giorni di violenza psichica, magari seguiti da altri sette giorni e altri sette giorni… Uno scenario in cui autorità, professionisti della medicina, ricercatori, case farmaceutiche operano e guadagnano molto denaro, mentre gli studi più moderni dimostrano come sia impossibile anche per i più celebrati specialisti prevedere l’evoluzione distruttiva o autodistruttiva di un soggetto in base a una valutazione del suo comportamento. Bisogna considerare altresì che il soggetto che manifesta problemi psichici anche gravi non è in realtà - lo dicono casistica e statistica - più pericoloso di chiunque altro ed è solo il pregiudizio a nutrire questa idea tanto diffusa. Ed è opinabile addirittura la convinzione che la psicofarmacologia e la psicoterapia rieducativa siano in grado di migliorare la condotta dei pazienti.
In presenza di comportamenti che integrano gli estremi di reati quali, ad esempio,tentato omicidio, tentate lesioni personali gravi,lesioni personali gravi, il codice di procedura penale dispone che laddove il giudice accerti,a seguito di apposita perizia psichiatrica, la presenza di malattia mentale, è tenuto ad applicare nei confronti del reo la misura di sicurezza del ricovero in Ospedale psichiatrico. Esiste già una apposita disciplina, dettata dal codice penale, sufficiente a rispondere a quest’esigenza. E ricordiamo inoltre, come poco tempo fa ho personalmente espresso in un post (riguardo al famoso “decreto svuota carceri”) , come ci fosse differenza fra gli stessi reo confessi, omicida o persone che commettno reato e come, differentemente dal diritto naturale , fra chi , commette un reato per conseguire successivamente un bene o un servizio Materiale (eredità, possesso, lusso, reati di mafia ecc.. ), viene spesso avantaggiato dal sistema (e talvolta dalla stessa Psicologia ) , mentre chi commette un qualsiasi reato o omicidio , mosso solo da una sensazione personale , senza un obbiettivo preciso, viene ritenuto per prima malato mentale e la pena che gli viene inflitta è sicuro molto più forte dei primi : la legge e la giustizia fanno differenza fra i due modelli, mentre si dovrebbe essere tutti trattati in modo partitario davanti alla legge no? La stessa cosa, anche se in misura differente (ovviamente) , riguarda i ricoverati al TSO… e sopprattuto, la cosa grave è che le persone sono spesso persone che vengono usate come cavie più che persone che avrebbero realmente bisogno di cure : poiché appunto casi gravi !I motivi per combattere la pratica del T.S.O. sono tanti, perché nessuno studio è in grado di dimostrarne anche una minima utilità sociale, mentre innumerevoli sono i danni che produce su esseri umani trasformati in cavie senza diritti. Come se ciò non bastasse, l’inadeguatezza delle procedure, delle competenze e delle strutture trasformano questo strumento pseudoterapeutico in un pericolo per i soggetti che lo subiscono e in definitiva per l’intera società. Bisogna chiederne l’abolizione con fermezza, in ogni sede istituzionale.


La procedura :


La procedura del T.S.O. disciplinata dalla legge Basaglia
Secondo la legge Basaglia 180/78, il T.S.O. si deve attuare «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura». L’individuo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. I trattamenti devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. La legge prevede infine tali trattamenti esclusivamente in presenza di 3 condizioni:
che la persona sia in fase acuta di “malattia mentale”;
che la persona si rifiuti di curarsi;
che per la persona non esistano alternative al ricovero ospedaliero.


In base alla legge 180 del 13 maggio 1978:


Art. 1 - Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori
Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall’ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. […]


Art. 2 - Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale. Comma 1
[…] la proposta di un trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall’infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.


Art. 4 - Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio – Comma 7
Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. […]


La legge n° 180 del 13 maggio 1978 confluì successivamente quasi per intero nella legge n° 833 del 23 dicembre 1978, con la quale veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Ne riportiamo qui di seguito alcuni stralci, da noi ritenuti significativi.


Art. 1 –tra i princìpi dell’art.1:
• La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale.
• La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana.
• Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. […]






Art 2.- Gli obiettivi
[…] La tutela della salute mentale privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati psichici. […]


Art. - 64. Norme transitorie per l’assistenza psichiatrica
E’ in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni psichiatriche o sezioni neurologiche o neuro-psichiatriche.




Elettroshock


Gli abusi della psichiatria sono numerosi ed è necessario che le associazioni per i Diritti Umani vigilino affinché non si verifichi impunemente il ricorso a pratiche coercitive e lesive della dignità della persona: contenzione fisica, segregazione in ambienti chiusi, videosorveglianza. Ma uno dei più gravi rischi di abuso psichiatrico va identificato – accanto al contenimento farmacologico (uso di terapie a base di psicofarmaci) – nel ritorno al ricorso della pratica dell’elettroshock. L’elettroshock consente notevoli risparmi alla sanità, ma è scientificamente provato che trattare con scosse elettriche il cervello di un essere umano è causa di un grave danneggiamento delle cellule cerebrali e della memoria. Il fatto che tale terapia possa essere legalizzata non la rende affatto etica né utile sotto l’aspetto curativo.
La terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, è una tecnica terapeutica, basata sull’induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello. La terapia fu sviluppata e introdotta negli anni ‘30 dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini. L’elettroshock consiste nel far passare la corrente elettrica attraverso 2 elettrodi posti sulle tempie, nel cervello. Cerletti (avendo osservato che gli epilettici dopo i loro attacchi erano più tranquilli) decise di provocare crisi convulsive negli schizofrenici; dopo accurate ricerche sui maiali tramortiti, nei mattatoi di Roma, pensò di utilizzare la corrente elettrica per la prima volta su un uomo nel 1938 facendo passare tra 2 elettrodi, posti alla base del cervello, una corrente alternata di voltaggio compreso tra 50 e 150 volts, di intensità 200 milliamper. Naturalmente questo passaggio di corrente stravolge, almeno momentaneamente, l’equilibrio celebrale. Si perde conoscenza e si hanno delle convulsioni. Oltre ai rischi menzionati, è scientificamente accertato che il passaggio delle correnti attraverso i centri nervosi può provocare l’arresto del cuore o della respirazione, con conseguenze anche mortali. Poiché la scarica provoca anche consistenti perdite di memoria, inebetimento e altri danni irreversibili, è paradossalmente possibile che il «paziente» si senta un po’ meglio. Se infatti si dimenticano i motivi della propria tristezza, si è meno tristi. Si ricorre a questa ”terapia” dopo che quelle farmacologiche si sono dimostrate inefficaci.
Il problema della “salute mentale” non può rimanere irrisolto: nella circolare del 2-12-96 il ministro Rosy Bindi “consigliava” la reintroduzione della TEC come “trattamento di prima scelta” nei casi di depressione, schizofrenia, catatonia, sindrome maligna da neurolettici, gravi disturbi mentali in corso di gravidanza e psicosi puerperali, eccetera. La circolare omette volutamente di accennare al fatto che il “paziente”, secondo la legge, prima di sottoporsi a TEC dovrebbe dare il proprio consenso informato. D’altronde, che valore può avere il consenso di colui il quale è considerato incapace di intendere e di volere? E’ tale la “necessità” di cambiare la testa del ricoverato che il rischio della sua morte è messo in conto. Gli psichiatri sanno che esiste quest’eventualità, ma vanno avanti; meglio un cervello distrutto che un cervello “attivo”.
Ci si premunisce legalmente facendo firmare ai parenti l’autorizzazione al trattamento della TEC, così che in caso di morte la responsabilità non è dello psichiatra ma dei parenti che hanno approvato il trattamento. Attualmente la TEC è utilizzata prevalentemente nel trattamento della depressione grave, in particolare nelle forme complicate da psicosi. (NIH & NIMH Consensus Conference, 1985; Depression Guideline Panel, 1993; Potter & Rudorfer, 1993). Può essere impiegata anche in casi di depressione grave in cui la terapia con antidepressivi ripetuta e/o la psicoterapia non si sono rivelati efficaci. (Potter et al., 1991; Depression Guideline Panel, 1993), nei casi in cui queste terapie siano inapplicabili o quando il tempo a disposizione è limitato (per esempio nei casi di tendenze suicide).
Altre indicazioni specifiche si hanno nei casi di depressione associata a malattie o gravidanza, in cui la somministrazione di antidepressivi può essere rischiosa per la madre o per lo sviluppo del feto. In questi casi, dopo avere attentamente valutato il rapporto costo/benefici, alcuni psichiatri ritengono la terapia elettroconvulsivante la soluzione migliore per la depressione grave.
In alcuni casi la TEC è anche usata per trattare le fasi maniacali del disturbo bipolare e condizioni non comuni di catatonia. In Italia il riferimento principale è la circolare del Ministero della Salute del 15 febbraio 1999. La TEC “deve essere somministrata esclusivamente nei casi di episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio”, dopo avere ottenuto il consenso informato scritto del paziente, al quale devono essere esposti i rischi ed i benefici del trattamento e le possibili alternative. L’applicazione dello shock deve, per legge, avvenire su paziente incosciente per l’effetto di anestetici e trattato con rilassanti muscolari per controllare le contrazioni muscolari.
Ritalin (metilfenidato)


Negli anni ‘80 negli Stati Uniti e successivamente in Europa moltissimi bambini, definiti “malati”, hanno cominciato a sviluppare una “sindrome” che li rendeva eccessivamente distratti a scuola, troppo vivaci e iperattivi; tale “patologia” veniva riscontrata da molti psicologi e psichiatri sulla base di un questionario sulla cui affidabilità scientifica si sono accese violente polemiche. La patologia o sindrome che dir si voglia, come è stata classificata da una parte della medicina ufficiale, si chiama ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività) di cui pare siano risultati affetti migliaia di bambini: solo negli anni ‘70 negli USA si sono riscontrati 150 mila casi, cifra che è aumentata a partire dagli anni ‘80 arrivando a punte di 11 mila nel 2003. Presto, l’ADHD ha iniziato a valicare i confini nazionali e si è estesa in Canada con 1.200 casi riscontrati, in Gran Bretagna, in Spagna e in Italia. Secondo alcuni studi, la sindrome può essere curata attraverso una farmaco chiamato Ritalin (o più tecnicamente metilfenidato), uno psicofarmaco potentissimo, affine per composizione alla cocaina e di cui il Comitato Olimpico Internazionale ne vietò in passato la somministrazione agli atleti poiché aumentava eccessivamente le prestazioni fisiche.
Presto, in molti paesi tra cui l’Italia, il farmaco dei miracoli è stato adottato dagli enti sanitari in molte scuole e, nel nostro paese, il Ministero della Salute ha perfino avviato l’inaugurazione di alcuni centri regionali per la somministrazione del farmaco nei casi sospetti. Secondo studi più recenti i bambini affetti dall’ADHD in Italia sarebbero tra il 3 e il 5 % e la patologia, se non curata in tempo, rischierebbe di procurare disturbi psico-socio comportamentali nell’età adulta. Senza contare il disagio che provoca nel bambino e all’interno della comunità scolastica e familiare. Stupisce però che si voglia ricorrere a psicofarmaci e si scartino terapie pedagogiche alternative che possano risolvere efficacemente il problema, tanto più che alcuni psicologi statunitensi ed europei hanno molti dubbi sull’effettiva esistenza medica dell’ADHD. Come ha dichiarato il dott. David Fosser, rappresentante dell’Associazione Americana degli Psichiatri e accesso sostenitore del farmaco, sembrerebbe difficile diagnosticare la presenza dell’ADHD nell’arco di 10 minuti di seduta con il bambino, come solitamente accade dopo che casi sospetti vengono segnalati allo psicologo scolastico. Negli Stati Uniti il 50% delle diagnosi risulterebbe errata perchè effettuate per la maggior parte dal medico di famiglia. La definizione dei sintomi dell’ADHD è, inoltre, molto generica e i criteri impiegati per definirla molto “elastici”, il che non dimostra con certezza l’esistenza di tale patologia. E’ risaputo, infatti, che i bambini affetti dall’ADHD presentano strutture sensoriali più sviluppate rispetto alla norma, percepiscono cioè suoni, rumori, sensazioni tattili in misura maggiore e questo li rende più facilmente soggetti a distrazione e perdita di attenzione. Si direbbe, inoltre, che questi bambini sviluppano una inclinazione naturale verso le arti e la pittura: pare, infatti, che tra le persone famose verosimilmente affette da questa sindrome ci siano Wiston Churchill, Agata Christie, Ernest Hemingway, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Lewis Carrol, Pablo Picasso, Isaac Newton, Steven Spielberg, Jhon Lennon ed Edgar Allan Poe. Ne ho parlato anche nel mio libro “ Antropologia d’un fenomeno naturale : l’umano” Buldrini Samantha, 2011 , di questa questione , di come la psichiatria induca i genitori a credere che i propri bambini , poiché affetti da taluna o talaltra forma di patologia psichiatrica ( o troppo lenti o troppo iperattivi) avessero bisogno di cure immediate e finiscano poi in queste cerchie dei servizi dalle quali , rischierebbero anche e purtroppo la degenza per tutta la vita ed una dipendenza dai farmaci che li rilegherà fino all’età adulta , ovviamente comportando anche disequilibri nella vita pratica della persona. Secondo un rapporto del National Institute of Mental Health pubblicato nel 1999, il metilfenidato e gli altri stimolanti somministrati in questi casi, sopprimerebbero i sintomi dell’ADHD ma non ne curerebbero le cause; anzi, la loro somministrazione comporterebbe una maggiore dipendenza dai farmaci del soggetto in età adulta. Secondo Peter Breggin, psicologo e psichiatra statunitense, tali psicofarmaci creano dipendenza nei soggetti trattati e una maggiore induzione all’omicidio e al suicidio in età adulta. In un rapporto reso noto dalla DEA, nel 1995 i ricoveri per abuso di Ritalin nello stato del Texas sono stati pari a quanti ne fecero per abuso di cocaina. Gli effetti da metilfenidato o Ritanil furono riscontrati per la prima volta da Tom Wolfe osservando i comportamenti che droghe simili avevano sul movimento psichedelico-hippie degli anni ‘60. Secondo lo studioso, infatti, che a quel tempo stata lavorando allo sviluppo del farmaco, quei giovani erano in preda a un vero e proprio “delirio da Ritalin”. Ma c’è di più: sempre negli stessi anni in Dipartimento dell’Istruzione degli USA mise appunto un programma di percorsi educativi differenziati per i bambini affetti dall’ADHD, stanziando per questo dei fondi federali. Improvvisamente, le diagnosi sono aumentate del 21% mentre nelle scuole sono cominciate a circolare “specialisti” del farmaco che distribuivano volantini ai genitori recanti informazioni sulle miracolose potenzialità del Ritalin. La National Alliance for Mental Health pare sia oggi molto attiva nel far approvare nelle scuole di tutto il Paese presidi per trattamenti sanitari obbligatori. Inutile dire che gli incassi delle case farmaceutiche produttrici del farmaco sono alle stelle: negli anni ‘90 le vendite del farmaco sono aumentate del 600% perché un’intera generazione di bambini americani li assume su ricetta medica. Come ha dichiarato Peter Breggin: “E’ importante che si capisca che tali diagnosi è stata sviluppata esclusivamente allo scopo di giustificare l’uso di tali sostanze”.
Ma se negli Stati Uniti si diffonde la polemica, in Italia se ne richiede l’importazione. E’ il Dipartimento del farmaco del Ministero della Sanità che si rivolge alla Novartis, multinazionale titolare e produttrice del Ritanil, e che si fa portavoce di questa richiesta.
Per contribuire al dibattito sui rischi legati all’introduzione del Ritalin nelle farmacie italiane (e quindi nelle scuole), quale terapia farmacologica della cosiddetta “Iperattività o sindrome da disturbi dell’attenzione”, riteniamo importante sottolineare la nostra ferma opposizione all’uso di farmaci che alterino pericolosamente la chimica del cervello, quando esistono efficaci teorie e pratiche pedagogico-didattiche in grado di contribuire al superamento di tali, onde evitare la psichiatrizzazione permanente dei bambini.


Ai nostri tempi, vent'anni da queste somministrazioni, i bambini e le famiglie si trovano in difficoltà , una difficoltà che è stata impartita loro , tramite queste situazioni. Oggigiorno , si parla sempre più spesso di disturbi come : difficoltà di apprendimento, oppure di iperattività , oppure di disorientamento ecc.. non solo per suddividere queste povere cavie ma per far circolare l'industria dei farmaci, far penare le famiglie , far iniziare i ragazzi in un percorso di psichiatrizzaizone vitale, la quale , ovviamente , influirà sulla vita futura del bambino, una volta divenuto Adulto .. a Me preme porre in chiara luce questa ipotesi di complotto che parte dall'alto , si trafila tramite i centri , servizi sociali, psicologi, psichiatri e medici , anche scuole ed insegnanti... qualcosa è ora di farlo no? altrimenti queste situazioni andranno avanti all'infinito!




Morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio


Di seguito, seguono alcuni casi documentati di morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio.


Il 12 giugno 2007 muore a Empoli per arresto cardiocircolatorio Roberto Merlino, 24 anni. Dopo essersi sentito poco bene durante una festa, arrivato al pronto soccorso dell’ ospedale chiede agli pischiatri di poter essere ricoverato (4 giugno), con la speranza di ricevere un beneficio psicologico.
Il giovane viene subito sottoposto a una intensa terapia a base di farmaci neurolettici-neuroplegici, finalizzati solo al contenimento psicofisico della persona. La terapia neurolettica a cui è sottoposto Merlino provoca un vistoso e pesante rallentamento di tutti i suoi movimenti e aggrava così fortemente il suo malessere fisico e psicologico che gia al secondo giorno di ricovero, martedi 5 giugno, egli chiede agli psichiatri del reparto di essere dimesso e di poter tornare a casa. Gli psichiatri del reparto SPDC dell’ ospedale S. Giuseppe gli rispondono di essere contrari alla sue dimissioni: pertanto, al fine di trattenerlo nel reparto contro la sua volontà, chiedono e ottengono di trasformare il suo ricovero da volontario a obbligatorio. E così da martedì 5 le terapie nuerolettiche a cui viene sottoposto Merlino diventano coercitive, peggiorando ulteriormente le sue già precarie condizioni psicologiche. Dopo 7 giorni di tale trattamento pseudo-sanitario, all’alba di martedi 12 Roberto Merlino muore improvvisamente nel suo letto (in reparto psichiatrico) per arresto cardiocircolatorio.


Il 26 maggio 2007, muore a Bologna Edmond Idehen, nigeriano di 35 anni; l’uomo si era sottoposto volontariamente alle cure, ma alla richiesta di poter andare a casa i medici hanno deciso per il T.S.O. e chiamato la polizia in seguito alle sue insistenze. Le indagini sulla sua morte sono ancora in corso; la versione ufficiale parla di una crisi cardiaca avvenuta mentre infermieri e poliziotti tentavano di portare l’uomo sul letto di contenzione (la sorella di Edmond ha ripreso tutta la scena col telefono cellulare).


Il 28 agosto 2006 muore a Palermo A.S., donna di 63 anni entrata in reparto psichiatrico il 17 agosto e qui trattenuta per accertamenti; dopo alcuni giorni di stato comatoso (dal 25 al 27) la donna si sarebbe risvegliata, per morire nella notte tra il 28 e il 29 agosto.


Il 21 giugno 2006 muore a Cagliari, in seguito a una tromboembolia venosa, Giuseppe Casu, venditore ambulante, ricoverato con un T.S.O. nel reparto psichiatrico di Cagliari. E’ morto dopo essere rimasto legato mani e piedi al letto per 7 giorni, sedato farmacologicamente. I medici che lo hanno sottoposto al Trattamento Sanitario Obbligatorio sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo.


Altri casi di abuso documentati


Durante gli scontri avvenuti a Genova, l’artista del popolo e video-maker Roberto Sarlo è stato rinchiuso al reparto di Psichiatria del San Martino (Genova) dove è stato sottoposto al T.S.O.
Paola Sbronzeri è un’ impiegata alle Poste Italiane, impegnata sindacalmente, che ha trovato il coraggio e la forza di opporsi al trattamento, e a cercare di scrollarsi di dosso l’imposizione agli psicofarmaci che le sono stati imposti obbligatoriamente da quando ha compiuto due anni fa un piccolo gesto autolesivo, senza precedenti né seguito alcuno.


-Pietro, su Indymedia Italia, 22 Novembre 2002, rilasciò la seguente testimonianza:


In seguito a una crisi isterica con urla, avvenuta nel pronto soccorso del S. Spirito in Roma 4 anni fa, sono stato sedato con dosi tali di Serenase da essermi svegliato dopo tre giorni. E non avevo avuto alcun comportamento violento, neanche violenza verbale. Quando mi sono svegliato, le dosi massicce del tranquillante mi impedivano di parlare correttamente. Non riuscivo a capire dove mi trovavo, né riuscivo a chiederlo. E nessuno, tra l’altro, mi informava di nulla. E qui ho avuto un momento di violenza, per la prima volta. Solo dopo molte ore mi hanno informato che il mio era un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Nessun contatto con uno psicoterapeuta. Nessuno a chiedermi quale era stata la mia vita, quali potevano essere stati i miei problemi. Ho letto mesi dopo la scheda che hanno scritto su di me: episodi completamente inventati, interi periodi della mia vita. Ho vissuto diverso tempo in occupazioni e centri sociali, nella scheda era scritto che avevo vissuto sotto i ponti. Questi dati li hanno ottenuti tramite domande fatte di fretta ai miei genitori quando mi hanno ricoverato. Lo psichiatra controllava solo i valori del mio sangue, e aggiustava le dosi degli psicofarmaci. Con lui nessun contatto; gli unici contatti con infermieri, che spesso ci trattavano come cani. Quando chiedi qualcosa a una persona e questa neanche gira lo sguardo, allora ti senti un cane che abbaia. Dopo le ore 21 niente sigarette. Io e un altro ragazzo una sera volevamo assolutamente fumare, ma gli unici accendini li avevano gli infermieri. Dopo un po’ sono andato a letto, ma mi sono svegliato subito, perché il mio amico nel corridoio protestava a voce sostenuta: erano le 22, e lui pretendeva di fumarsi una sigaretta. Apro la porta, vedo due infermieri che bloccano il mio amico (che stava solo parlando), lo cappottano a terra, gli stringono il collo come a strangolarlo. Poi mi invitano a tornare nella mia camera. Il giorno dopo, e per tre giorni, Daniele non riusciva a parlare. Serenase. Camere da letto strette, e un’unica sala per una quarantina di persone. Le finestre sono oscurate e sempre rigorosamente chiuse. Quando mi hanno ricoverato la seconda volta non ho visto il cielo per 24 giorni. Naturalmente l’ora d’aria non è prevista. Un infermiere una volta mi ha raccontato che la finestra non si apriva per il rischio di suicidi. Ma credo che molte volte sia il T.S.O. a indurre a desideri di morte. La repressione psichiatrica è una forma pericolosissima di nazismo. Non riguarda la schiavitù dei corpi, ma una schiavitù ancora più profonda e perversa. Una schiavitù che annichilisce il tuo pensiero, che controlla le tue emozioni, che decide i tuoi stati d’animo. Senza curare nulla. Il principio è questo: ti fa male un braccio? Tagliamolo! Ti prude un’orecchia? Tagliamola! Hai un problema mentale? Cuciamo quella metà del tuo cervello che ti crea disturbo… che importa se sei diventato uno zombie, tanto eri incurabile, un caso disperato. Per la psichiatria organicista tutte le persone che danno segno di squilibrio sono incurabili, e attraverso gli psicofarmaci vanno “cucite”. Dopo 24 giorni di T.S.O. sono riuscito a patteggiare una pena: trasferimento in una clinica psichiatrica sovvenzionata dallo stato. E così ho passato due mesi di ricovero coatto nella famigerata Villa Armonia. Andandoci speravo di giovarmi di qualche passeggiata in un giardinetto e di un pochino più di spazio. A Villa Armonia mi sono trovato fra gli zombie. Gente vittima di anni di psicofarmaci in dosi massicce, e forse ormai veramente divenuta irrecuperabile. Un ragazzo diventato adulto che aveva avuto delle strane percezioni, qualche squilibrio. Laureato in filosofia. Diventato down dopo dieci anni di esperimenti chimici sul suo cervello. La mia diagnosi era “sovraeccitazione maniacale”, un disturbo assai frequente fra i “border-line”, che oscillano tra depressione ed euforia. A Villa Armonia mi somministravano il Leponex, un farmaco che si dà agli schizofrenici gravi, dopo che su di loro è fallita ogni altra cura. Fra gli effetti indesiderati erano segnalate “morti improvvise e senza spiegazione”. Questo farmaco non corrispondeva alla mia diagnosi, però mi è stato ingiunto, una volta uscito, di prenderlo per 5 anni. Altrimenti avrei avuto sicuramente un’altra crisi, e questa volta mi avrebbero rinchiuso per venti anni. Si trattava di un esperimento o di cosa?
Perché gli psichiatri giocano, si divertono. Le loro cavie sono i matti, gente perduta e senza valore, che al limite si può addormentare, così non fa casino.


-Il caso di “M.”, 44 anni, di Livorno, dal 7 febbraio 2008 al vaglio di indagini e accertamenti da parte del Gruppo EveryOne :


Giovedì 7 febbraio il signor M., 44 anni, ha subito un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) all’ SPDC di Livorno, notificatogli dopo una settimana di ricovero volontario, in risposta alle sue ripetute richieste di dimissioni.
Il signor M. è un ex paziente del CSM di Livorno che, stanco della pesante terapia farmacologica a cui era stato sottoposto e grazie a un medico di Firenze, era riuscito a staccarsi dal Servizio di Salute Mentale, concordando una terapia meno invasiva.
La sua drammatica vicenda iniziava il 30 gennaio, quando la dottoressa del CSM, forse dietro richiesta della famiglia – così come è stato riferito dagli attivisti del centro Artaud di Pisa – disponeva un ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) a seguito del quale il signor M. veniva trasferito, accompagnato da agenti della Polizia Municipale, a bordo di un’ambulanza, al CSM. Durante il colloquio con la dottoressa, il paziente accettava di farsi ricoverare volontariamente presso il decimo reparto di psichiatria di Livorno, consapevole del rischio di un ricovero coatto se si fosse rifiutato. Tuttavia il ricovero coatto è avvenuto ugualmente nel momento in cui il paziente, chiedendo di visionare la sua cartella clinica per informarsi sul regime del suo ricovero e sulla sua terapia farmacologica, si è visto negare tale richiesta dagli infermieri.
Da quel momento, il paziente esprimeva più volte e chiaramente ai medici la volontà di firmare la dimissione dal ricovero e di uscire, come previsto dalle legge 180 (legge Basaglia del 1978), ma i medici non glielo consentivano, minacciando di trasformare il ricovero da volontario in obbligatorio, così come è effettivamente avvenuto il 7 febbraio, in presenza di due giornalisti, del suo medico esterno, del suo legale e degli attivisti del centro Artaud di Pisa. Il Gruppo EveryOne ravvisa una procedura non corretta nei confronti del signor M. e intende svolgere indagini riguardo a questo caso, auspicando di incontrare la piena collaborazione delle autorità, anche in virtù delle recenti raccomandazioni che il Parlamento Europeo ha inoltrato agli Stati membri, affinché le autorità collaborino sempre con i gruppi che tutelano i Diritti Umani, affinché le loro indagini facciano luce su eventuali abusi. Nel caso in cui il Gruppo EveryOne incontrasse difficoltà o resistenze da parte delle autorità civili e mediche coinvolte attivamente nel caso del signor M., la vicenda sarà segnalata alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa affinché le Istituzioni continentali prendano i provvedimenti del caso al fine di tutelare i diritti di paziente e di essere umano del signor M. e di ripristinare una corretto e volontario sostegno sanitario – ove necessario e richiesto – nei suoi confronti.




Ipotesi di collegamento fra : Medici, Servizi Sanitari, Servizi sociali, Centri , Cooperative di tipo B


Io ipotizzo che vi sia una sorta di collaborazione per la realizzazione di una rete di smistamento per cui le persone , ritenute non adattabili ad un sistema Sociale pre-costituito , debbano essere inserite in un modo o nell’altro, attraverso cartelle cliniche e documenti che accertino la loro dovuta allocazione. Basti pensare alle decine e decine di classificazioni che fa la Psicologia come branca , che dovrebbe allertarci sulla delicatezza del tema: nevrosi isteriche o fobiche oppure ossessive o depressive, psicosi paranoide, schizofrenie, disturbi bipolari, paranoie, deliri, allucinazioni, dissociazioni, appiattimenti affettivi, autismi, e chi più ne ha più ne metta. C’è chi classifica le malattie mentali sulla base della funzione colpita (disturbi delle attività razionali e logiche o della vita affettiva e dell’umore o della personalità) e chi utilizza il criterio dell’età di insorgenza della malattia, oppure l’andamento della malattia oppure ancora si classificano le malattie attraverso le reazioni, ecc. ancora quello che c’è da meravigliarsi è quando si accetta senza pensarci la lesione dei diritti fondamentali della persona, il presunto diritto attribuito ad alcuni di sanzionare mediante l’incarcerazione a vita le cavie delle loro ricerche nel campo dello spirito umano. Sì signori: perché di incarcerazione si tratta! L’istituto per alienati, i centri di salute mentale, sono vere e proprie prigioni dove avvengono internamenti arbitrari con la copertura della scienza e della giustizia. La repressione della reazione antisociale è inaccettabile. Soprattutto quando la reazione antisociale non provoca danno ad alcuno. Invece stiamo ammettendo che si interferisca con il libero sviluppo di una deviazione, e rispetto a quale standard? Qualche mese fa mi sono occupato di un ragazzo rinchiuso in un centro di salute mentale qui in FVG, dove gli stavano somministrando farmaci neurolettici a dosi da cavallo. La mamma ha raccolto un pacco di 15 cm di documentazione dove altri medici psichiatri da lei consultati affermano che i farmaci che stavano dando al ragazzo erano dannosi per la sua salute. Ciononostante il centro di salute mentale non ha interrotto né modificato la terapia. Quello che invece so è che mi sto documentando e devo ammettere che il numero di "casi strani" è piuttosto rilevante. Tanto da far pensare che sotto sotto ci sia qualcosa di oscuro e terribile che non trapela. Per cominciare, ho scoperto che ci sono decine di morti e di suicidi mascherati nella psichiatria (il numero più alto di Europa) e quelli che non muoiono sono comunque vittime assieme alle loro famiglie. Sono oltretutto riusciti a fare un TSO anche a un magistrato titolare delle indagini che hanno portato alla scoperta del ruolo della psichiatria in Sette massoniche ed esoteriche ai vertici militari, politici e di altri poteri forti allo scopo di creare un sistema di controllo e condizionamento mentale.
Ipotesi conclusiva :
La questione rimane ancora irrisolta, anche perché siamo alle solite : non si vede giustizia e non la si vede per le persone giuste e che non fanno del male a nessuno, si vede e si nota , una deviazione che parte dal sistema sociale e che mediante le sue innumerevoli burocrazie, concatenazioni, corporazioni, sitemi studiati apposta , relegano chi fa loro comodo a questa sorta di catena di ricoveri, così come altre modalità , esempio : Araldiche , inscrizioni , categorie .. di modo che possano andare avanti solo quelli che loro fa comodo . Io personalmente, penso che solo nei casi Gravi e realmente palesati tali, sia il caso di ricoverare una persona o di incriminarla , ma pur sempre rispettando la dignità della persona Umana , cosa che questi personaggi non sanno esistere o fanno finta di niente !.




Buldrini Samantha